giovedì 24 febbraio 2011
La lotta di Gaetano Valentino (affetto da distrofia muscolare) per il riconoscimento dei suoi diritti
Sono ormai anni che Gaetano Valentino deve lottare con un muro di gomma e indifferenza per vedersi riconosciuti diritti sacrosanti in un Paese civile. Nella cronaca di Latina Oggi (24 febbraio) tutta la disillusione di Gaetano, che, comunque, continua la sua battaglia, per sè e per gli altri disabili gravi.
Presentazione Primo Sangue di Aldo Pecora (ammazzateci tutt) / Rassegna Stampa
L'articolo relativo alla presentazione di Primo Sangue di Aldo Pecora (Ammazzateci tutti). Nel servizio curato da Aldo Pagano (Latina Oggi 20 febbraio) la cronaca dell'evento voluto dalla redazione di Wow, Ite Gaetano Filangieri e Rete degli Studenti Formia.
sabato 19 febbraio 2011
Presentazione Primo Sangue a Formia / Rassegna Stampa
Il servizio curato da Latina Oggi, nell'edizione del 18 febbraio, relativo alla presentazione di Primo Sangue di Aldo Pecora (Ammazzateci tutti) e Rosanna Scopelliti (fondazione Scopelliti)
giovedì 17 febbraio 2011
Sabato al Filangieri di Formia la presentazione di Primo Sangue di Aldo Pecora (Ammazzateci tutti)
Sarà presentato a Formia, sabato 19 febbraio, alle 16, presso l’Itc Gaetano Filangieri, il libro “Primo Sangue” di Aldo Pecora, giovane presidente e portavoce del movimento antimafia Adesso Ammazzateci Tutti, sodalizio che nasce in Calabria nel 2005, come moto spontaneo dei giovani contro la presenza ‘ndranghetista nella propria regione. Primo Sangue è la cronaca di una morte annunciata, l’analisi dei fatti che portarono all’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, chiamato a sostenere la pubblica accusa nell’ultimo grado del maxiprocesso contro Cosa Nostra. Attraverso i pensieri, i ricordi e le emozioni di Rosanna Scopelliti, il giovane autore Aldo Pecora, ricostruisce gli scenari del primo delitto di mafia della stagione ’92 – ’93, quello che preluderà alle stragi di Capaci e via D’Amelio. Un omicidio di ‘ndrangheta, secondo l’autore, la quale presta così un favore ai “cugini” di Cosa Nostra. Antonino Scopelliti è reo solo di essere un onesto servitore dello Stato e di non aver accettato la proposta di Cosa Nostra: richiesta in Cassazione di pene più lievi in cambio di 5 miliardi di lire. Scopelliti non cede, è un uomo serio e coerente, per questo paga con la vita. Un evento, fortemente voluto da Wow rivista di cultura, (in)formazione e antimafia del Lazio meridionale, la Rete degli Studenti medi di Formia, e dall’Itc Gaetano Filangieri di Formia, al quale tutti i cittadini sono invitati a partecipare. Saranno presenti, oltre all’autore del libro, Rosanna Scopelliti, presidente della fondazione Antonino Scopelliti, Antonio Iafano, membro di Ammazzateci Tutti, Raffaele Vallefuoco, responsabile Lazio della Fondazione Antonino Caponnetto, Gennaro Ciaramella per la Rete degli Studenti.
mercoledì 16 febbraio 2011
Celebrazioni del 150° dell'Unità, richiesta al sindaco
di Augusto Ciccolella, consigliere comunale di Formia
Con la presente il sottoscritto consigliere comunale Augusto Ciccolella chiede alle signorie vostre se sono allo studio iniziative per celebrare degnamente il 17 marzo giorno dell’Unita D’Italia. Sottolineo che quando parlo di iniziative non mi riferisco a manifestazioni istituzionali che già ci sono state e che hanno visto il loro apice nell’incontro con i Granatieri di Sardegna in Piazza Risorgimento e ben concluse con il bellissimo concerto della Banda dei Carabinieri. Quando parlo di iniziative mi riferisco ad un coinvolgimento delle scolaresche a partire dalle classi elementari che devono imparare tutto e scoprire piano piano come si è formato il loro Paese, la loro Patria ed inculcargli nella mente che c’è un’Italia che ci appartiene,ricca di tante storie e non di una sola in quanto più volte ha dovuto ricostruirsi fin dalle fondamenta riuscendo sempre a tenere alto il proprio orgoglio. Grazie proprio all’unità della nazione che essa non è stata succube di tiranni ne di invasori e tantomeno di alcune forze politiche che vogliono sminuire questi valori. È importante far partecipare anche le scuole medie e superiori alle attività in quanto se alle scuole medie troviamo fanciulli che si stanno affacciando ad una tipologia di studio diversa e si devono ancora formare, nelle scuole superiori troviamo giovanotti quasi del tutto formati nella loro identità e che ..in particolar modo a noi della politica guardano con occhio molto ma molto critico,a causa del futuro incerto che vedono all’orizzonte (che noi gli stiamo costruendo) o forse a causa dell’imbarazzante clima politico che si respira di questi tempi dove sembra che il potere non sta nelle capacità di uomini e donne ma nelle performance dei loro organi sessuali. Chiedo ancora che sia coinvolto nelle celebrazioni il Prof. Michele Maddalena nostro illustre concittadino che più di ogni altro ha saputo mettere in evidenza queste problematiche e l’amore alla Patria con marce della Pace che hanno toccato negli anni i luoghi più significativi che hanno segnato la storia D’Italia. Il Prof. Maddalena fresco reduce di una apparizione ad Uno Mattina proprio come riconoscimento alla sua ultima marcia che celebra l’Unità D’Italia è stato sempre tenuto ai margini di tutte le manifestazioni celebrative sia da questa amministrazione presieduta dal Sen. Michele Forte che in quelle passate presiedute dal Dott. Sandro Bartolomeo. Mi chiedo quale sia il motivo di questo ostracismo nei confronti del nostro illustre concittadino e se non sia il caso di fruire delle sue esperienze facendogli tenere delle lezioni nelle scuole pubbliche e private anziché estraniarlo da esse. In ultimo ma non meno importante ed inerente all’argomento chiedo che siano ripristinati i fondi per l’archivio storico che da due anni è impossibilitato a proseguire i progetti avviati proprio con le scuole, progetti che hanno coinvolto con entusiasmo gli alunni ed i loro genitori e che meritano di avere continuità.
Con la presente il sottoscritto consigliere comunale Augusto Ciccolella chiede alle signorie vostre se sono allo studio iniziative per celebrare degnamente il 17 marzo giorno dell’Unita D’Italia. Sottolineo che quando parlo di iniziative non mi riferisco a manifestazioni istituzionali che già ci sono state e che hanno visto il loro apice nell’incontro con i Granatieri di Sardegna in Piazza Risorgimento e ben concluse con il bellissimo concerto della Banda dei Carabinieri. Quando parlo di iniziative mi riferisco ad un coinvolgimento delle scolaresche a partire dalle classi elementari che devono imparare tutto e scoprire piano piano come si è formato il loro Paese, la loro Patria ed inculcargli nella mente che c’è un’Italia che ci appartiene,ricca di tante storie e non di una sola in quanto più volte ha dovuto ricostruirsi fin dalle fondamenta riuscendo sempre a tenere alto il proprio orgoglio. Grazie proprio all’unità della nazione che essa non è stata succube di tiranni ne di invasori e tantomeno di alcune forze politiche che vogliono sminuire questi valori. È importante far partecipare anche le scuole medie e superiori alle attività in quanto se alle scuole medie troviamo fanciulli che si stanno affacciando ad una tipologia di studio diversa e si devono ancora formare, nelle scuole superiori troviamo giovanotti quasi del tutto formati nella loro identità e che ..in particolar modo a noi della politica guardano con occhio molto ma molto critico,a causa del futuro incerto che vedono all’orizzonte (che noi gli stiamo costruendo) o forse a causa dell’imbarazzante clima politico che si respira di questi tempi dove sembra che il potere non sta nelle capacità di uomini e donne ma nelle performance dei loro organi sessuali. Chiedo ancora che sia coinvolto nelle celebrazioni il Prof. Michele Maddalena nostro illustre concittadino che più di ogni altro ha saputo mettere in evidenza queste problematiche e l’amore alla Patria con marce della Pace che hanno toccato negli anni i luoghi più significativi che hanno segnato la storia D’Italia. Il Prof. Maddalena fresco reduce di una apparizione ad Uno Mattina proprio come riconoscimento alla sua ultima marcia che celebra l’Unità D’Italia è stato sempre tenuto ai margini di tutte le manifestazioni celebrative sia da questa amministrazione presieduta dal Sen. Michele Forte che in quelle passate presiedute dal Dott. Sandro Bartolomeo. Mi chiedo quale sia il motivo di questo ostracismo nei confronti del nostro illustre concittadino e se non sia il caso di fruire delle sue esperienze facendogli tenere delle lezioni nelle scuole pubbliche e private anziché estraniarlo da esse. In ultimo ma non meno importante ed inerente all’argomento chiedo che siano ripristinati i fondi per l’archivio storico che da due anni è impossibilitato a proseguire i progetti avviati proprio con le scuole, progetti che hanno coinvolto con entusiasmo gli alunni ed i loro genitori e che meritano di avere continuità.
Presentazione del libro Primo Sangue di Aldo Pecora (Ammazzateci Tutti) sabato al Filangieri di Formia alle 16
Sarà presentato a Formia, sabato 19 febbraio, alle 16, presso l’Itc Gaetano Filangieri, il libro “Primo Sangue” di Aldo Pecora, giovane presidente e portavoce del movimento antimafia Adesso Ammazzateci Tutti, sodalizio che nasce in Calabria nel 2005, come moto spontaneo dei giovani contro la presenza ‘ndranghetista nella propria regione. Primo Sangue è un libro che ricostruisce l’assassinio del magistrato Antonino Scopelliti, ucciso dalla ‘ndrangheta per essersi assunto il compito di rappresentare la pubblica accusa nel terzo grado del maxiprocesso contro Cosa Nostra. Saranno presenti, oltre all’autore del libro, anche Rosanna Scopelliti, presidente della fondazione Antonino Scopelliti, Antonio Iafano, membro di Ammazzateci Tutti, Raffaele Vallefuoco, responsabile Lazio della Fondazione Antonino Caponnetto, Gennaro Ciaramella per la Rete degli Studenti.
domenica 13 febbraio 2011
Le promesse non mantenute e i nuovi disagi per i residenti di via San Giulio - via Palazzo
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| Il tratto di strada interdetto dall'amministrazione comunale |
Del direttivo del circolo 2 del Pd di Formia
Un’altra decisione a senso unico per l’amministrazione comunale di Formia. Da giorni, infatti, risulta interdetto l’accesso alla variante dell’Appia da via Palazzo – San Giulio. Una decisione che ha scatenato l’ira dei residenti. Ma andiamo per gradi. Gli attuali amministratori di Formia, quando erano all’opposizione, lanciavano fulmini e saette contro il “mostro Bartolomeo” che aggrediva i formiani con gli Autovelox. Promisero più volte che avrebbero eliminato quella che consideravano una tassa occulta, che gravava sulle spalle dei cittadini. Dichiarazioni che erano un tutt’uno con la chimera della riduzione dell’abbonamento sui parcheggi. Queste promesse fatte ai cittadini non sono state mantenute. Anzi, appena eletti, glia amministratori comunali hanno deciso di aumentare gli autovelox: due nuovi sull’Appia nelle vicinanze della Tomba di Cicerone. Macchinette che hanno martorizzato centinaia di cittadini, soprattutto di Formia, Gaeta e di Itri. Tornando all’oggi, quindi, il nuovo Codice della Strada impone regole ben precise riguardo gli autovelox ed è proprio in virtù di tali regole che quello posto nei pressi di via Olivastro Spaventola doveva essere rimosso. Perché? Il Cds impone un chilometro di tratto viario senza interruzioni per la posizione dei rilevatori della velocità. Per l’autovelox variante dell’Appia – svincolo con via Olivastro Spaventola non ci siamo. E allora che si fa? Invece di togliere l’autovelox, l’amministrazione ha optato per l’inaccessibilità sulla variante dell’Appia da via Palazzo – via San Giulio, con buona pace di automobilisti e cittadini (PER I QUALI NE HA CHIUSO L’ACCESSO). Pochi giorni sono bastati per mettere in evidenza i disagi patiti dai residenti a seguito della decisione dell’amministrazione comunale. Ma non è solo questione di disagi. I commercianti interessati dall’interdizione dell’area evidenziano oltre alla riduzione di clientela, anche un deficit sicurezza: difatti, a partire dalle 17 l’area è totalmente isolata, con la riduzione del traffico veicolare. In sintesi tale chiusura penalizza interi quartieri, i cui residenti devono scegliere un percorso alternativo che può individuarsi in due soluzioni: la percorrenza della strettissima stradina interna con attraversamento del ponticello che sovrasta i binari della ferrovia o l’immissione sull’Appia con comprensibile incremento del traffico alla Rotonda dei Carabinieri.
Insomma ci è difficile comprendere la ragione di questa scelta se non con la volontà di lasciare attivo l’autovelox per continuare a fare cassa e salvaguardare di conseguenza le entrate del bilancio. A questo punto ci siamo posti i seguenti dubbi:
- Perché i cittadini devono sopportare questo disagio?
- Perché gli attuali amministratori non mantengono gli impegni e le promesse?
- Perché ricorrere ancora ai guadagni derivanti dalle multe per far quadrare il bilancio?
- E se non hanno soldi perché continuano a spendere centinaia di migliaia di euro per prorogare le convenzioni a dirigenti che peraltro già lavoravano presso altri comuni?
- I dirigenti che ricoprono questi ruoli sono proprio indispensabili?
Il Circolo 2 del Partito Democratico di Formia manifesta la sua piena disapprovazione per la scelta operata dall’amministrazione comunale di chiudere l’accesso da Via Palazzo alla Variante dell’Appia e appoggia in pieno la protesta e la lotta dei cittadini del quartiere contro tale provvedimento richiedendone con urgenza la revoca all’amministrazione.
venerdì 11 febbraio 2011
Un Confronto programmatico - le soluzioni per il rilancio economico e turistico partono dall’analisi delle priorità per Minturno
La Lista Civica di centro destra “Volare” incontra i sostenitori, i simpatizzanti e i cittadini tutti, per un’attenta analisi politica dal 12 Aprile 2010 ad oggi, e per un confronto costruttivo volto a definire quale sarà la linea politica da seguire in futuro, soprattutto a seguito degli ultimi accadimenti politici con le dimissioni del consigliere Maurizio Faticoni e la formazione del Gruppo consiliare più giovane dell’assise minturnese, quello appunto della Lista Civica “Volare” formato da Giuseppe Tomao e Luca Salvatore. L’incontro si terrà Domenica 13 febbraio presso Villa Eleonora sul lungomare di Scauri alle 10:30. Il Capogruppo Giuseppe Tomao dichiara: apriremo un confronto programmatico con tutte le forze politiche, con la speranza di individuare le soluzioni migliori per il rilancio economico e turistico del nostro territorio. Diamo così seguito alla nostra scelta responsabile, anche con l’obiettivo di costruire insieme un percorso trasparente e definire le priorità del nostro paese per le quali avanzare proposte fattive.
giovedì 10 febbraio 2011
Realizzazione nuovo stadio: intervento rispetta cronoprogramma
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| L'assessore Cardillo Cupo |
" I lavori di realizzazione del nuovo stadio a Maranola procedono a ritmo serrato rispettando i tempi del cronoprogramma". Lo dichiara l'assessore allo sport avv. Pasquale Cardillo Cupo, intervenuto nei giorni scorsi in commissione sport per fare il punto sull'andamento dell'intervento. Nel corso della seduta - presieduta dal consigliere Antonio Miele - si è preso atto dello stato d'avanzamento dell'opera che dovrebbe essere ultimata e consegnata entro il mese di giugno. " Per l'inizio della nuova stagione agonistica l'impianto sarà funzionale a tutti gli effetti . A Maranola - spiega l'assessore - stiamo realizzando un campo di calcio omologabile a livello di Serie A, con un terreno di gioco dotato di manto di erba sintetica in fibra vegetale. L'intervento interessa anche l'area spogliatoi, l'ampliamento della tribuna centrale dove sarà realizzato un punto stampa e la costruzione delle curve, il tutto per una capienza di circa 5 mila persone. Il progetto prevede un efficiente impianto di illuminazione con una torretta-faro, mentre l'esterno dello stadio sarà dotato di un ampia area parcheggi. L'impianto centrale - precisa Cardillo Cupo - si avvarrà anche di 2 campetti di calcetto polifunzionali. L'opera progettata dall'arch. Carlo Farroni e affidata alla ditta Fasolino di Salerno.
Relazione secondo congresso del Partito Democratico di Formia
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| La coordinatrice Ada Filosa |
Care compagne e compagni,
questo secondo Congresso del Partito Democratico di Formia si svolge non solo per adempiere ad un dovere statutario ma soprattutto per fare un’analisi interna al Partito stesso in termini di struttura, rapporti, progettualità, operato e per discutere le linee programmatiche da svilupparsi per il prossimo futuro, in modo da poter definire un piano di interventi che diano una risposta chiara e concreta ai reali problemi della nostra città.
Il Partito in questi due anni ha avuto un percorso complesso e, per molti aspetti, particolarmente difficile. Dopo le votazioni amministrative del 2008 il Partito è impegnato nell’analisi delle ragioni che hanno determinato il mancato successo elettorale: le scelte dei candidati,le alleanze,la conduzione della campagna elettorale, le responsabilità di cosa,di chi.
In realtà è doloroso accettare il fatto che, per una manciata di voti, si consegna di nuovo la città nelle mani di Michele Forte. Dicevamo,infatti, nella campagna elettorale, che Formia sarebbe tornata indietro di venti anni e così è.
Il coordinatore cittadino Nicola Magliozzi si dimette e, nella mancanza di un collegamento, le divergenze dei tre circoli si rimarcano. Bisogna comunque raddrizzare la schiena e andare avanti.
Intanto i consiglieri comunali Erasmo Merenna(eletto come indipendente nella lista del PD) e Giuseppe Masiello(aderente al PD)abbandonano il gruppo del Partito per formarne uno nuovo senza discutere le ragioni della loro decisione con il gruppo consiliare o con gli Organismi dirigenti del Partito. Questa defezione e la mancanza di collegamento dei consiglieri Sandro Zangrillo e Pietro Filosa al gruppo consiliare e al partito di Formia creano disagio e sconcerto. Ma il Partito non cede, c’è chi si rimbocca le maniche e va avanti. Si organizza la festa e, a settembre, nella villa comunale, la presenza di Walter Veltroni appassiona la folla. Si torna a discutere dei problemi del paese e della città.
A dicembre del 2008 sono eletta coordinatrice cittadina. Mi assumo l’impegno della crescita del partito sul territorio e mi propongo di creare maggiore unità al suo interno. Sapevo che raggiungere questo obiettivo non sarebbe stato facile perché i tre circoli, pur avendo una visione unitaria sui principi fondamentali del Partito, presentano differenti anime ed espressioni.
Da una parte il Partito ragiona sull’opportunità di avere una sede unica per facilitare la vita di relazione e lo svolgimento delle attività, dall’altra si valuta il vantaggio di avere una presenza plurima sul territorio per creare un più esteso radicamento. E proprio per questo scopo avviene, in seguito, il trasferimento del circolo 2 da via Ferrucci alla zona di S. Pietro dove si ritiene che sia necessario costruire ascolto e vicinanza alle persone.
Il Partito si organizza al suo interno eleggendo un direttivo formato da più componenti dei tre circoli e i consiglieri comunali, con la funzione di intermediare fra Coordinamento cittadino e Direttivi di circolo, per programmare e svolgere un piano condiviso di lavoro. Questo organismo in realtà non produce i risultati sperati a causa dei contrasti derivati tra le forti individualità al suo interno.
Il coordinatore del circolo 2, Vito Speziale, che propende per una politica di pacifica condivisione, si dimette e il suo successore pro tempore Antonio Ferraro inasprisce ancor più lo scontro quando un acceso dibattito si apre sulla suddivisione della territorialità che il circolo 3 considera punto nodale. A suo giudizio è necessario dare un riequilibrio territoriale ai tre circoli affinché abbiano pari opportunità di successo politico. In sostanza questo problema, che suscita scontri i cui toni spesso sono inaccettabili, non si è risolto pur essendoci appellati alla segreteria provinciale.
Intanto ha determinato una seria difficoltà di organizzazione interna e una dispersione notevole di tempo e di energie.
Tuttavia il percorso del Partito prosegue attraverso azioni mirate a far fronte all’ inettitudine dell’amministrazione Forte, con la consapevolezza che alla città non serve un partito che apre i suoi circoli solo per le scadenze elettorali o che pensi di crescere attraverso le ambizioni personali. Pertanto Il Partito si adopera a realizzare un piano di lavoro, di iniziative e manifestazioni con chi vuole lavorare.
Sandro Bartolomeo e Luigi De Santis, soli consiglieri presenti alle riunioni del Partito,tengono testa, nei consigli comunali, all’irresponsabilità della politica di una giunta di destra del tutto assente davanti ai problemi della gente.
Eppure il Partito deve sopportare i ripetuti attacchi di un sindaco che, colpendo nel gruppo e insinuando azioni illegittime, intende costruire nella città un’ immagine fosca e discutibile della precedente amministrazione; vuole deviare l’attenzione dei cittadini dai reali problemi di Formia e prendere tempo.Sono i giorni in cui Formia è nel pieno caos di tutte le strade bloccate ed economicamente danneggiata durante la riparazione del ponte sulla via litoranea a causa di una politica disattenta e sorda ad ogni appello, che avrebbe dovuto provvedere, prima di iniziare i lavori, a realizzare i possibili interventi per migliorare la viabilità attraverso opportuni collegamenti già predisposti dall’amministrazione Bartolomeo.
Il Partito democratico risponde in modo determinato alle insinuazioni e presenta i suoi principi e i suoi valori anche con le conferenze sul tema “Sicurezza e legalità” perché nasca a Formia l’Osservatorio tecnico scientifico sulla sicurezza in difesa della legalità e per il recupero dell’economia e della democrazia.
In proposito si svolge, nella festa di settembre 2010, l’incontro “Informazione e legalità” con Concita De Gregorio, Luca Landò, Lorenzo Diana.
Il Partito, in questi due anni, ha fatto ciò che le sue possibilità gli hanno permesso di fare. Si è aperto alle altre forze di opposizione e, in più occasioni, ha operato con esse. E’ stato nelle piazze per impedire la vendita del Seven Up e dell’ex Colonia Di Donato; ha incontrato i cittadini di Gianola,di Castellone; ha ascoltato le loro preoccupazioni e le loro paure e perciò ha raccolto le firme per il referendum cittadino, alleandosi con le altre forze di sinistra.
Ha fatto battaglia contro l’arroganza dell’amministrazione Forte per la chiusura dei due teatri pubblici e delle sale comunali. Ha denunciato questo attacco alla democrazia perché nega alle scuole e ai giovani importanti occasioni di crescere attraverso il teatro e perché M. Forte, imponendo una tariffa per usufruire degli spazi pubblici, ostacola iniziative d’incontri culturali e politici in contrasto con la propria politica.
Il Partito democratico di Formia si è impegnato per i cittadini. Ha raccolto firme per la difesa dell’acqua pubblica assieme ad altri partiti. Ha realizzato incontri e dibattiti perché sia garantito a tutti il diritto all’istruzione.
Ha dato il suo apporto al Coordinamento del Sud pontino lavorando su alcune delle principali tematiche del nostro territorio. Ha raccolto firme che hanno permesso di ottenere la dichiarazione di Area sensibile del Golfo di Gaeta. Ha svolto un confronto di zona per la riorganizzazione della rete ospedaliera del territorio e la realizzazione del nuovo ospedale del Golfo.
Alla politica dei tatticismi ha fatto prevalere quella della pratica di iniziative di senso, organizzando spesso anche incontri e conferenze su temi culturali e di attualità, che avessero il fine di sollecitare la partecipazione e la riflessione sui valori democratici.
Se si considera che in questi due anni il Partito è stato chiamato ripetutamente all’impegno delle elezioni ( delle primarie per eleggere il segretario nazionale e regionale, per il Consiglio provinciale, poi le tornate congressuali per l’elezione del nuovo segretario provinciale e i delegati dell’assemblea della federazione di Latina, dei coordinamenti dei circoli e dei relativi direttivi) possiamo affermare che il percorso è complessivamente positivo.
Molto c’è ancora da fare sulla realtà locale, considerate le gravi emergenze soprattutto nel campo delle politiche sociali e del lavoro in un periodo in cui è insostenibile il peso della crisi economica. E’ vero che l’intero pianeta sta vivendo i problemi derivati dal nefasto processo di una ottusa globalizzazione liberista, ma è la nostra nazione, in particolare, che vive le pesanti conseguenze dell’irresponsabilità di un governo di destra e di un Presidente del Consiglio corrotto e corruttore che agisce ai limiti della follia.
In una situazione divenuta insostenibile soprattutto per le nuove generazioni, che vivono oggi i disastrosi effetti del precariato e di una crescente disoccupazione, si nega ai giovani ogni progetto di futuro. I nostri figli sono sfiduciati, quelli disoccupati o inoccupati sono umiliati e offesi nella propria dignità. Il nostro Partito non può permettere che si dimentichi il valore del primo art. della Costituzione e che si calpestino le Istituzioni della nostra Nazione.
Auspico pertanto che il Partito Democratico si comporti come una grande famiglia in cui tutti siano impegnati a superare gli ostacoli e i contrasti interni per permettere ai propri figli di avanzare nel rispetto dei principi democratici. Per questo abbiamo messo alla base del nostro messaggio le parole: SALUTE LAVORO ISTRUZIONE.
Ada Filosa,
coordinatrice dei circoli del Pd
Il programma Antimafia del Partito Democratico
Per il Partito Democratico la lotta per la legalità e contro le mafie è una priorità.
Dobbiamo sconfiggere le mafie per salvaguardare la nostra democrazia, la nostra economia, la nostra società. L’esistenza di strutture mafiose costituisce un grave problema per il nostro Paese. Pesano sullo sviluppo economico, gravano sulle prospettive della società ed indeboliscono la democrazia.
La presenza delle mafie è uno dei sintomi della debolezza storica dello Stato italiano. Le mafie sono riuscite a porsi come elemento di destabilizzazione in momenti cruciali della storia del nostro Paese, peggiorando la condizione di fragilità delle nostre istituzioni e riuscendo a giocare il ruolo di soggetto della politica.
Il Partito Democratico è convinto che sconfiggere le mafie sia possibile. Sconfiggere le mafie significa garantire al nostro Paese prospettive migliori, soprattutto al Sud ma non solo. Sconfiggere le mafie è indispensabile per promuovere uno sviluppo socio-economico dell’Italia più giusto.
L’era berlusconiana si è contraddistinta per un continuo declino della cultura della legalità. Il Partito Democratico sa che la lotta alle mafie può avere successo solamente nella misura in cui si coinvolgono tutti i livelli e tutti i settori della società. Per questo il programma antimafia del Partito Democratico propone misure in sinergia tra di loro che contrastino le mafie oltre che a livello repressivo anche a livello economico, a livello politico e a livello socio-culturale, in Italia ma anche a livello internazionale.
Il Partito Democratico intende dare un contributo determinante nello sconfiggere le mafie e nell´imporre una cultura della legalità, ben sapendo che solo così il nostro Paese avrà le basi per crearsi un futuro migliore.
MAFIA E ECONOMIA
Il potere delle mafie si basa in gran parte sul suo potere economico. Solo attaccando questo potere si può indebolire la criminalità organizzata.
Il Partito Democratico ha presente che la criminalità organizzata si è modernizzata. I mafiosi non portano più coppola e fucile, bensí sempre piú frequentemente giacca, cravatta e computer portatile.
Autorevole conferma di questo processo emerge dall’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia), trasmessa a Governo e Parlamento nel novembre scorso, in cui si dà conto dell’espansione mafiosa nel Nord del Paese. Al punto da far temere infiltrazioni della 'ndrangheta nei cantieri che si apriranno per l'Expo 2015.
Proprio in Lombardia, il condizionamento ambientale è giunto ad un livello tale da avere determinato una «partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato». Di più, emerge il rischio dell'acquiescenza da parte di una fetta dell'imprenditoria. «Nel nord e soprattutto in Lombardia – si legge nel rapporto – c'è una costante e progressiva evoluzione della 'ndrangheta che, ormai radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi».
Ci sono realtá del nostro Paese nelle quali le mafie sono riuscite ad infiltrarsi nel tessuto dell´economia legale. Questo inquina l’economia territoriale e procura gravi danni per gli imprenditori onesti. Perché là dove la ricchezza mafiosa determina affari e distribuisce lavoro si riduce drammaticamente lo spazio per un´economia sana, competitiva e prosperosa.
Per il Partito Democratico contrastare le mafie al Sud significa anche creare le basi per un’economia legale e florida nel Mezzogiorno.
Investire risorse al Sud
Nell’era berlusconiana il Sud, rispetto al resto del Paese, si è ulteriormente impoverito. Invece di rafforzare l’economia pulita nel Mezzogiorno e garantirgli risorse, il Governo Berlusconi ha tolto importanti finanziamenti, depauperando i fondi europei destinati al Sud Italia. Soldi tolti all’economia del Mezzogiorno che sono stati usati per tappare i buchi del bilancio dello Stato e per finanziare certi regali elettorali come le mancate entrate dell´ICI.
Il Partito Democratico invece è convinto che tutta l’Italia stia meglio se il Mezzogiorno sta bene. Una delle misure più urgenti che ci impegniamo a garantire è il totale ricorso e un serio utilizzo dei fondi europei FAS per creare infrastrutture efficienti e funzionali alla mobilità dei cittadini e al pieno sviluppo dei poli economici e produttivi esistenti (ad esempio vanno create le infrastrutture di supporto che consentano il pieno utilizzo del porto di Gioia Tauro). Vanno inoltre stanziate risorse pubbliche aggiuntive che aiutino le aziende sane a crescere e a creare occasioni di lavoro regolari, favorendo quei settori solitamente monopolizzati dalla criminalità organizzata.
Garantire appalti puliti
Le mafie sono riuscite ad infiltrarsi in diversi settori dell’economia. Soprattutto gli appalti pubblici fanno gola alla criminalità organizzata, al Sud come al Nord. Per questo è necessario attuare misure ed inserire strumenti che garantiscano il corretto uso delle risorse pubbliche.
Uno dei principali problemi consiste nel fatto che finora il sistema degli appalti pubblici è molto difficile da monitorare. Esistono migliaia di istituti in Italia che possono assegnare risorse pubbliche tramite appalti. Questa eccessiva frammentazione rende di fatto impossibile controllare che i soldi pubblici vengano spesi ed utilizzati correttamente.
Il Partito Democratico è convinto che la vigilanza sulla gestione degli appalti è fondamentale per fermare ogni tentativo di infiltrazione mafiosa negli appalti. Proponiamo di ridurre drasticamente il numero delle stazioni appaltanti. Bisogna concentrare le concessioni di appalti a livello di una stazione unica appaltante provinciale, eliminando la miriade di enti che oggi a livello locale possono concedere fondi pubblici. Questo consente di rendere i controlli più efficaci e tempestivi.
Inoltre va garantita la trasparenza delle procedure di investimento pubblico così da consentire l´affermazione di imprese sane. A questo proposito bisogna istituire presso le prefetture un elenco delle società di fornitura a cui potere ricorrere per i subappalti. E´ proprio a livello di subappalti che spesso le aziende mafiose riescono ad intrufolarsi. Gli elenchi devono potere essere in rete, in modo da agevolare gli scambi di informazioni a livello nazionale ed eventualmente anche internazionale.
E´ evidente a tutti che la certificazione antimafia ormai è uno strumento debole, facilmente aggirabile ed anche di sempre più difficile applicazione. Per questo bisogna realizzare una vera banca dati unica delle informative antimafia, accessibile alla Direzione Nazionale Antimafia. Inoltre bisogna attuare realmente le “whyte list”, seguendo le indicazioni date dall´ANCE e realizzando presso le Prefetture degli elenchi di societá da utilizzare per la fornitura di noli e di materiali.
E’ indispensabile incrementare l’utilizzo delle ispezioni di squadre miste di forze di polizia ed ispettori del lavoro per la verifica dell'applicazione di tutte le norme all'interno del cantiere. Al pari dell’utilizzo del giornale elettronico di cantiere, grazie a cui si dispone in tempo reale dell’anagrafe dei lavoratori impiegati, potendo individuare facilmente presenze estranee o lavoratori non in regola, e mezzi all'opera, così da evitare che ditte mafiose sostituiscano di fatto le ditte appaltatrici o subappaltatrici.
Va finalmente data applicazione alla legge 310/93 che obbliga a comunicare alle questure tutti i trasferimenti di proprietà e di cambio di gestione. Affinché questo avvenga va realizzato un data base a livello provinciale che raccolga tutti i trasferimenti di proprietà e di gestione di terreni e servizi commerciali.
Inoltre è necessario estendere la normativa antimafia, prevista per gli enti pubblici, anche ai privati che utilizzino finanziamenti pubblici.
Confiscare i beni mafiosi
Per colpire le mafie é necessario un effettivo attacco ai patrimoni criminali. Togliere i beni ai mafiosi è fondamentale per contrastare il loro potere economico. Il Partito Democratico si adopera in modo che questi beni, rubati dalla mafia alla comunità, vengano restituiti in toto e al più presto alla comunità e vengano messi a disposizione di enti locali e cooperative per consentirne l´uso sociale.
Il Governo Berlusconi invece, per fare cassa, ha introdotto la vendita dei beni confiscati con il rischio che le mafie ricomprino immobili o aziende attraverso dei prestanomi. Il Partito Democratico si è battuto in Parlamento ed è riuscito a limitare la vendita dei beni confiscati a casi estremi e solo a prezzo di mercato. Anche per il futuro intendiamo impegnarci affinché associazioni della società civile possano essere sostenute nella gestione di progetti sociali sui beni confiscati alle mafie. Vanno favorite le iniziative volte al riutilizzo sociale dei beni, così da fare percepire ai cittadini sul territorio che lo Stato e la legalità sono in grado di vincere, a beneficio dell´intera collettività.
I mafiosi cercano di sottrarsi alla confisca dei beni ricorrendo ad ogni trucco. Il Partito Democratico intende responsabilizzare tutti gli attori politici e economici. A livello nazionale vanno coinvolti gli istituti di credito affinché vigilino maggiormente sulla strumentale apertura di ipoteche sugli immobili, da parte di esponenti mafiosi, con l´unico obiettivo di impedire l´utilizzazione sociale dei beni in caso di confisca. Allo stesso tempo va richiesta una collaborazione degli istituti bancari nel superare tutta quella serie di gravami ipotecari che pesano su numerosi beni confiscati, al fine di consentirne finalmente la gestione a fini sociali.
Con le nuove norme approvate in questi anni, grazie al contributo decisivo dei parlamentari del PD, è stata istituita l´Agenzia dei beni confiscati. Il suo funzionamento va perfezionato onde favorire la massima trasparenza dell´iter relativo ai singoli beni e consentire una veloce assegnazione dei beni confiscati, siano essi immobili od aziende.
Le imprese devono essere affidate a soggetti dotati di specifiche competenze e professionalità, prevedendo l’istituzione di un albo di manager di comprovata esperienza da impiegare nella fase di start up aziendale e la costituzione di un Fondo speciale per il sostegno all’innovazione del ciclo produttivo ed alla promozione e commercializzazione dei prodotti.
Contrastare il riciclaggio
Le mafie diventano una minaccia per l’economia pulita quando riescono a trasformare i loro guadagni miliardari, frutto degli affari criminali, in soldi puliti. Contrastare l’espansione delle mafie nell’economia legale significa in primo luogo contrastare il riciclaggio.
Da parte dei Governi Berlusconi non c’è stato nessun impegno in questo senso. Anzi con lo scudo fiscale ha permesso ai mafiosi che avevano riciclato all´estero per sottrarsi alla legislazione italiana, di riportare i loro capitali in Italia, trasformandoli in soldi puliti. Con lo scudo fiscale è stato fatto un enorme regalo alle mafie, costantemente alla ricerca di nuovi canali di riciclaggio.
ll Partito Democratico è convinto che per colpire il potere delle mafie bisogna colpire il riciclaggio, nazionale ed internazionale, e le operazioni finanziarie ed economiche nelle mani della criminalità organizzata. Va introdotta la possibilità di ricorrere a banche dati e di incrociare elementi sospetti per monitorare determinati settori produttivi, soprattutto quelli particolarmente a rischio infiltrazioni. Va autorizzato alle procure l’accesso diretto per via telematica all’anagrafe dei conti e dei depositi bancari. Questo può aiutare a contrastare la crescente tendenza delle mafie ad usare operazioni virtuali e investimenti online per il riciclaggio.
Contro le manovre finanziarie delle mafia va introdotto un monitoraggio della circolazione di capitali. Oggi grandi operazioni di riciclaggio vengono effettuate da intermediari finanziari sempre più piccoli e per questo fuori dai soliti strumenti di controllo. Per questo il Partito Democratico ritiene necessario istituire un albo degli intermediari finanziari. La creazione di un albo istituzionale che tenga costantemente aggiornato l´elenco degli operatori economici e finanziari e la cui iscrizione sia vincolata al possesso di determinati requisiti, può rappresentare un primo filtro di garanzia contro infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il riciclaggio di soldi mafiosi viene agevolato anche da gravi lacune nella nostra legislazione. L’Italia è l’unico Paese europeo a non prevedere il reato di autoriciclaggio; dunque chi reinveste in proprio il denaro ricavato da attività illecite non può essere punito per questa specifica condotta. Colmare questo ritardo è indispensabile ad organizzare una seria ed articolata attività di contrasto all’inquinamento mafioso dell’economia.
Ecomafie
Le mafie guadagnano miliardi anche dai rifiuti e dalla distruzione dell’ambiente. Il volume d’affari che gravita attorno alle ecomafie viene stimato da Legambiente oltre i venti miliardi di euro. La gestione e lo smaltimento dei rifiuti è uno dei settori più lucrativi.
Dai Governi Berlusconi questo problema è stato completamente ignorato. Il contrasto alle ecomafie da anni è fermo.
Le ecomafie stanno arricchendosi anche perché trovano pochi ostacoli giuridici.
Il Partito Democratico propone di inserire finalmente nel nostro codice penale, in sintonia con altri paesi europei, l´esistenza di reati ambientali e severe sanzioni che fungano da deterrente.
Il Partito Democratico è fortemente convinto della necessità della difesa dell´ambiente. Mentre Berlusconi è passato da un condono all´altro, il Partito Democratico vuole invece una decisa repressione dell´abusivismo edilizio e delle ecomafie, soprattutto in aree soggette a vincoli di tutela.
MAFIA E POLITICA
Per il Partito Democratico una delle principali priorità nella lotta alla criminalità organizzata è il contrasto al nodo mafia e politica.
Le mafie hanno assunto un protagonismo politico diretto: uomini delle cosche sono candidati ed eletti, lavorano al fianco dei rappresentanti istituzionali, occupano ruoli dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni. Ciò contribuisce a spiegare l’incremento degli omicidi, degli attentati e delle intimidazioni nei confronti dei rappresentanti istituzionali onesti e decisi ad affermare la legalità e il governo democratico del territorio. Su questo fronte, anche il PD ha pagato il proprio contributo di sangue con l’assassinio di Franco Fortugno, il 16 ottobre 2005, e di Angelo Vassallo, il 5 settembre 2010, uccisi perché considerati d'intralcio a progetti criminali nei loro territori.
Una politica pulita è fondamentale per la democrazia. La lotta alla criminalità organizzata è una farsa se si chiudono gli occhi davanti alle responsabilità politiche. Per questo la politica, su tutti i livelli, ha l’obbligo di fare di tutto per sbarrare in modo efficace il tentativo delle mafie di infiltrarsi nelle istituzioni o/e di influenzare le istituzioni.
Fuori dal Parlamento chi ha legami con le mafie
Chiunque abbia legami con le mafie non può rappresentare il popolo, non può avere né un mandato a livello locale né tantomeno a livello nazionale. Questa regola, che dovrebbe essere ovvia, va finalmente imposta ed attuata per legge. Per questo il Partito Democratico si impegna ad introdurre la norma secondo la quale un parlamentare così come un consigliere comunale, provinciale e regionale perde automaticamente il suo mandato in caso di condanna definitiva per delitti di mafia. La stessa linea deve valere per le candidature. Chi ha legami con le mafie non può essere presente sulle liste elettorali.
Sono gli stessi partiti che hanno l’obbligo di affrontare questo problema con serietà, responsabilizzando i propri militanti, affinché non vengano candidati personaggi in odore di mafia. Il Partito Democratico lo sta facendo. Ci siamo dotati di un codice etico che impedisce candidature anche solo sospette. In Commissione Antimafia ci siamo fortemente battuti per la predisposizione di un codice di autoregolamentazione col quale impegnare tutti i partiti a garantire candidature pulite.
Osteggiare il voto di scambio
Il voto di scambio rimane un´arma pericolosa in mano alle mafie. È necessario modificare l'articolo 416 ter del codice penale che persegue il voto di scambio con la mafia. Nella stesura attuale si prevede esclusivamente la punibilità dello scambio voto-denaro; mentre è indispensabile allargare lo spettro a “ogni altra utilità”. Solo così potrà essere contrastata efficacemente la condotta delinquenziale di chi chiede il voto in cambio di concessioni, appalti, varianti ai piani regolatori, autorizzazioni ad avviare attività produttive.
Sciogliere i Comuni infiltrati di mafia
Le mafie si servono della politica per i loro affari. Gli interessi delle mafie si rivolgono in gran parte alle risorse pubbliche assegnate tramite appalti, piccoli o grandi che siano. A livello comunale gli appalti vengono concessi dagli amministratori, cioè dai politici locali. Una delle nuove strategie delle mafie è quella di posizionare i propri uomini nelle amministrazioni comunali, così da gestire in prima persona gli appalti pubblici. Il fenomeno sta numericamente esplodendo, interessando non più solo comuni del Sud Italia, ma sempre di più anche realtà del Nord Italia. Contro questa tendenza, oltre all’introduzione di norme precise sulle candidature, va attuato con fermezza lo strumento dello scioglimento dei Consigli comunali infiltrati dalla mafia.
Il Governo Berlusconi non l’ha fatto e in questo modo ha agevolato la presenza delle mafie nella politica. Da quando è stato emanato il secondo pacchetto sicurezza, in Italia praticamente non vengono più sciolti consigli comunali per mafia. Di fatto regna la totale impunità. Clamoroso è il caso di Fondi in cui la relazione d´accesso del prefetto ha fatto emergere chiare infiltrazioni ´ndranghetiste e il Governo ha impedito lo scioglimento. Così come il Governo Berlusconi non ha inviato le commissioni d´accesso in una serie di comuni lombardi, coinvolti nella mega operazione antindrangheta `Crimine´.
Per contrastare le infiltrazioni mafiose nella politica il Partito Democratico vuole ripristinare la legge sullo scioglimento dei consigli comunali. Visto che le mafie non solo cercano di posizionare la loro gente nei ruoli politici delle istituzioni locali, ma anche negli uffici dell´amministrazione la legge prevederà la possibilità di estendere lo scioglimento anche agli uffici tecnici.
MAFIA E SOCIETÀ
La lotta alla criminalità organizzata non può limitarsi ad essere soltanto repressione. Può avere successo solo se contemporaneamente si porta avanti anche un contrasto culturale alle mafie.
È determinante il ruolo della società civile e di quelle associazioni di categoria che con un importante cambio di rotta hanno trovato il coraggio di denunciare ed espellere infiltrati della criminalità organizzata al loro interno. Va promossa una vera e propria rivoluzione culturale che coinvolga tutti gli strati della società e che metta all´indice la criminalità organizzata. La politica ha un ruolo importante, deve sostenere e promuovere questo processo.
Sono necessarie forti sinergie tra tutti gli attori impegnati quotidianamente contro le mafie: magistratura, forze dell´ordine, istituzioni, società civile, mezzi di comunicazione. Vanno stilati patti territoriali per la legalità che coinvolgano tutte le parti sociali, le associazioni di categoria e della società civile, le forze di rappresentanza, le istanze formative, le autorità civili e religiose e anche i partiti promuovendo progetti ed iniziative concrete per la legalità.
L’antimafia fa scuola e si ricorda
Il primo impegno antimafia parte dal sistema scolastico. È proprio il buon funzionamento del sistema scolastico la prima risposta da dare nei territori del mezzogiorno e non solo, offrendo anche nuove iniziative di formazione. Essenziale è l´estensione del tempo pieno scolastico, soprattutto in zone particolarmente colpite da presenze mafiose.
Per sensibilizzare soprattutto i giovani sul tema della lotta alle mafie bisogna promuovere la crescita dell'educazione alla legalità e alla lotta alla criminalità organizzata, nella scuola e nelle istituzioni, con il coinvolgimento di insegnanti ed educatori; bisogna istituire corsi universitari di storia della mafia e dell’antimafia; bisogna promuovere in ambito locale progetti di promozione della legalità. Il Partito Democratico propone di inserire nel programma di studio di educazione civica a tutti i livelli scolastici lezioni sul valore della legalità e dell’antimafia.
È inoltre necessario tenere continuamente alta l´attenzione sul fenomeno mafioso attraverso la promozione di iniziative, inchieste e convegni nei territori a rischio. Fondamentale è anche il sostegno alle vittime di mafia con la promozione di una legge, che deve essere approvata prevedendo l’equiparazione dei fondi per le vittime della mafia a quelli per le vittime del terrorismo. È nostro impegno prevedere la promozione della giornata nazionale della memoria per le vittime di mafia, partendo dall’approvazione della legge che prevede che il 21 marzo, che da più di dieci anni è la giornata che l’associazione Libera ha dedicato a questo scopo, diventi ufficialmente la Giornata della memoria delle vittime della mafia.
Rafforzare l’antiracket
È necessario rilanciare il ruolo, insostituibile, delle associazioni antiracket. La società civile e gli imprenditori prendono sempre più coscienza del fatto che ribellarsi è possibile. Ma solo con l'aiuto degli altri imprenditori e di chi si è già ribellato con successo questa presa di coscienza si trasformerà in un costante aumento delle denunce.
Bisogna aiutare concretamente la creazione e la crescita delle associazioni antiracket: rendendo più veloce il meccanismo di sostegno a chi denuncia in maniera da consentire alle imprese di restare attive; premiando chi denuncia con sgravi fiscali; reinserendo la possibilità di rivalersi sui beni dei mafiosi in sede processuale (norma cancellata da questo Governo); aiutando la possibilità di autofinanziamento tramite l'accesso a programmi finanziati dall'Unione Europea attraverso i PON sicurezza; favorendo nei territori la crescita di organizzazioni che indirizzino i consumatori verso le aziende che si rifiutano di pagare il pizzo (sul modello di Addio Pizzo).
Sul versante della repressione bisogna dare piena applicazione alla norma che impedisce di partecipare ad appalti pubblici agli imprenditori che non denunciano le richieste estorsive.
Il Pd vuole inoltre una norma che introduca il principio della responsabilità amministrativa dell’azienda per illeciti commessi dal singolo amministratore, socio o dipendente. Una legge che preveda l’applicazione di sanzioni economicamente consistenti e socialmente rilevanti come l´interdizione dall'esercizio dell’attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni,
l´esclusione da finanziamenti, o contributi.
Combattere l’usura
L’usura è un’attività nella quale ormai i soldi di provenienza mafiosa costituiscono la maggior parte del denaro prestato. L´usura è una delle principali fonti di reddito delle mafie. Per questo è importante contrastarla incentivando le denunce e consentendo l'accesso rapido ai fondi di sostegno, promuovendo la crescita delle associazioni e delle fondazioni che raccolgono per prime l'allarme delle famiglie indebitate, mettendo in comunicazione i settori del tribunale civile (dove gli usurati vedono i propri beni messi all'asta per azione dell'usuraio) e quelli del penale (dove magari è in corso un procedimento contro lo stesso usuraio).
MAGISTRATURA E FORZE DELL’ORDINE SONO FONDAMENTALI
Il Partito Democratico sostiene con determinazione la magistratura e le forze dell´ordine che svolgono un ruolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata.
Negli ultimi anni la magistratura e le forze dell’ordine troppe volte sono stati lasciati soli o addirittura attaccati da parte dell’esecutivo. Il Governo Berlusconi si è caratterizzato per una escalation di attacchi, verbali e non, alla magistratura e per tagli a raffica sia alle forze dell´ordine che alla magistratura. Nel corso delle numerose missioni nelle aree più esposte alla criminalità organizzata, i parlamentari del Partito Democratico hanno potuto toccare con mano le gravi carenze di organico sia presso le procure che presso i presidi delle forze dell´ordine.
L'ultima Finanziaria ha confermato ed inasprito le politiche di bilancio fin qui attuate dal Governo Berlusconi, con tagli gravosi per la giustizia e la sicurezza, per nulla compensati dalle erogazioni sul Fondo Unico Giustizia: a fronte della riduzione di oltre 2 miliardi euro, il FUG erogherà ai ministeri della Giustizia e dell'Interno solo 158 milioni di euro.
Le capacità operative delle forze di polizia e l'efficacia dell'azione della magistratura ne ha risentito e ne risentirà ulteriormente. Lo dimostrano le esperienze del Cilento, dove l’omicidio di Angelo Vassallo ha fatto emergere il radicamento e l’espansione degli interessi dei camorristici di Caserta e di Napoli, o della provincia di Foggia, dove si sta combattendo una tra le più sanguinarie guerre tra clan dell’ultimo decennio per il controllo di traffici che ancora sfuggono all’analisi degli investigatori.
L’integrazione operativa tra le polizie nazionali e quelle locali, al pari della rimodulazione della presenza territoriale di Polizia e Carabinieri può essere una risposta sistemica alla necessità oggettiva di riorganizzare e risparmiare risorse anche in questo settore. Il ripristino dei fondi necessari a sostenere gli sforzi di chi lavora nei territori a più alta densità mafiosa, per coprire il turn over del personale e per investire in tecnologie avanzate può essere ottenuto tagliando le spese sostenute per l'impiego in molte città dei militari accanto alle forze dell’ordine.
Il Partito Democratico vuole creare le basi per un buon funzionamento della magistratura e delle forze dell’ordine che è indispensabile per combattere le mafie con successo. Riteniamo urgente riaprire i concorsi pubblici per le forze armate e per l´assunzione di personale amministrativo e di polizia giudiziaria nei tribunali. Va incrementato l´organico dei magistrati e va introdotto l´obbligo di specializzazione permanente, lungo tutto l´arco della carriera professionale, sia per il personale giudiziario che investigativo.
A questo proposito intendiamo dare finalmente avvio alla scuola di formazione della magistratura, da tempo in programma e mai realizzata.
Il Partito Democratico ritiene necessario aumentare le dotazioni strumentali delle forze dell´ordine, delle DDA, della DNA e delle questure, con particolare attenzione alle esigenze del personale impegnato nelle misure di prevenzione cautelare. Bisogna accelerare la messa a regime del processo di telematizzazione dei processi. La realizzazione di investimenti in tecnologie avanzate che consentano, prima di svolgere indagini al passo con i tempi e poi di concludere i processi in tempi piú rapidi sono la risposta migliore alla criminalità organizzata, sempre più moderna.
Il Partito Democratico è convinto che investimenti in giustizia e sicurezza non siano costi per il Paese, ma sono risparmi che fruttano per la democrazia e per la lotta alle mafie.
BATTERE LE MAFIE NEL MONDO INDEBOLISCE LE MAFIE IN ITALIA
I soldi con cui le mafie tengono in pugno certe zone dell’Italia vengono guadagnati anche a Francoforte, Londra, New York o Hongkong. Il Partito Democratico sa che per liberare l’Italia dalle mafie è necessario combatterle con forza anche fuori dai confini nazionali.
Le mafie hanno saputo sfruttare la caduta delle frontiere approfittando della libera circolazione di uomini e merci per i loro sporchi affari. Si sono trasformate in holding internazionali del crimine. Prediligono le località estere più lucrative, nelle quali le legislazioni straniere non sono ancora adeguate al contrasto alla criminalità organizzata e dove spesso si riscontra una sottovalutazione del problema da parte delle forze dell´ordine, non consapevoli del vero pericolo rappresentato dalle infiltrazioni mafiose.
L’Italia finora a livello politico non dà il suo contributo alla lotta internazionale contro le mafie. Il Governo Berlusconi si è rifiutato di recepire le convenzioni internazionali e la legislazione europea in materia di contrasto alla criminalità organizzata. In questo modo non solo il nostro Paese e i nostri ottimi funzionari pubblici antimafia perdono di prestigio e di autorità, ma la nostra valida legislazione in materia, che potrebbe fungere da esempio per gli altri, resta inascoltata ed inapplicata, là dove potrebbe invece essere determinante nella lotta internazionale alle mafie.
È grave che l´Italia non abbia recepito la decisione quadro europea che prevede il reciproco riconoscimento di sentenze di confisca di beni mafiosi. È uno strumento importante per la lotta alle mafie a livello internazionale perché consentirebbe di confiscare subito quei beni acquistati ad esempio in Germania da un mafioso italiano per riciclare i suoi soldi anche sulla base di una sentenza emessa in Italia. Ci sono già dei casi in cui si potrebbe procedere. Invece un qualsiasi paese europeo in virtù del rapporto di reciprocità non può procedere al sequestro dei beni perché l´Italia a livello europeo dal punto di vista legislativo è inadempiente.
Il Partito Democratico si impegna a far sì che l´Italia recepisca questa legge europea per la confisca dei beni mafiosi al più presto così come pure tutte le decisioni quadro europee in materia di lotta alla criminalità organizzata così da favorire la costituzione di uno spazio giuridico antimafia europeo e globale.
E´nostra intenzione anche emanare quanto prima la legge che recepisce la convenzione del Consiglio d´Europa contro la corruzione.
La lotta contro la criminalità organizzata può avere successo solo se viene combattuta anche a livello internazionale. Per questo vanno istituite al più presto anche le squadre investigative comuni, che consentono di creare dei pool investigativi sovranazionali.
CONCLUSIONI
Mettere in galera i latitanti è importante. I mafiosi latitanti devono finire in prigione e deve essere garantito loro il regime di carcere duro. Da questo punto di vista è encomiabile l´egregio lavoro portato avanti negli ultimi anni da magistratura e forze dell´ordine.
La lotta alla mafie però, non si esaurisce solo con la repressione militare. Non è sufficiente prenderli. Non è solo un problema di ordine pubblico, di soldati o di ronde per le strade. Al contrario.
Per il Partito Democratico la lotta per la legalità e contro le mafie è una priorità. Sconfiggere le mafie è possibile. Sconfiggere le mafie significa restituire ricchezza al Paese.
Stime ufficiali quantificano in 135 miliardi di Euro il fatturato annuo delle mafie. Detto in altri termini: le mafie sottraggono allo Stato il valore di alcune finanziarie, vale a dire decine di miliardi di euro che potrebbero essere usati per costruire scuole, ospedali, autostrade, ponti, biblioteche, centri sportivi. Solo al Sud si stima che le mafie riducano il prodotto interno lordo del 40%.
Contemporaneamente l´economia sommersa, cioè quell´economia in nero che rappresenta l´humus ideale su cui prospera e cresce la criminalità organizzata, ha un´incidenza del 27% sull´intera economia italiana: un euro su quattro in Italia sparisce nelle tasche dei più furbi o dei più criminali.
Ecco perché il Partito Democratico intende lanciare un Patto nazionale antimafia, una sorta di piano strategico per il Paese a cui vengono chiamati a partecipare tutti gli attori sociali - magistrati, forze dell´ordine, parti sociali, associazioni di categoria e della società civile, istituzioni, scuola, università, imprese, stampa, partiti, religiosi, liberi cittadini - al fine di lavorare sinergicamente contro le mafie e per la legalità.
L´obiettivo è quello di riuscire a strappare alla criminalità organizzata quell´enorme potere, militare, patrimoniale, economico, di omertà sociale che detiene, così da ridare ossigeno, non solo all´economia e allo sviluppo del Sud ma di tutto il Paese.
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