giovedì 30 dicembre 2010

Geremia Mancini: “Il ruolo del sindacato nelle battaglie quotidiane”

Intervento del componente della segreteria nazionale della Ugl, Geremia Mancini

Geremia Mancini
di Giovanni Evangelista
Geremia Mancini, membro della segreteria nazionale dell' Ugl, invita il mondo degli adulti a guardare con un occhio diverso ai giovani, a riporre più fiducia in loro e, spiega, ad “offrirgli maggiori possibilità”. “Bisogna – afferma - che i ‘grandi’ si rimbocchino le maniche per creare un mondo migliore, al contrario di come avviene spesso in un'epoca come la nostra, nella quale sono ormai rassegnati e passivi di fronte a una realtà piena di corruzione e di violenze che non vogliono più combattere. Questa è una società in cui i genitori non riescono a dare ai proprio figli delle prospettive concrete, dove non c'è più voglia di guardare al futuro e dove vengono rivendicati solo i diritti di chi vive agiatamente e non di coloro che a stento arrivano a fine mese”.  Quindi, chiude con una nota positiva, facendosi portavoce dell’Ugl, spiegando che “sarà concreto l'impegno nell'affrontare con serietà le difficoltà di chi non riesce più a mantenere una famiglia e di chi si sente giornalmente sconfitto da questa realtà,tenendo vivo il gusto della denuncia verso le istituzioni corrotte”.

mercoledì 29 dicembre 2010

Difendere il lavoro è combattere la mafia

Intervento realizzato nel corso del XIV Vertice Antimafia della fondazione Caponnetto
di Luca Antonio Caloiaro
Serena Sorrentino (Cgil)
Purtroppo le attuali gravi condizioni economiche del nostro paese non agevolano la lotta alla mafia. L’elevato tasso di disoccupazione, il dilagante precariato, gli ammortizzatori sociali che a breve si estingueranno sono un’ottima occasione per la malavita organizzata, a cui è fornita l’opportunità di diffondersi e di penetrare ancora più a fondo nella società e nelle famiglie italiane, offrendo lavoro a coloro i quali ne sono stati privati. Questa l’analisi di Serena Sorrentino, responsabile per le pari opportunità della Cgil. “Lavorare per la mafia – spiega - significa minori diritti del lavoro, perché l’azienda possa ridurre drasticamente i costi del personale e vincere la gara d’appalto con un’offerta al ribasso, significa sconfitta sociale e culturale, perché si consente alla malavita di imporre un modello di vita ed un sistema di valori che non si fonda sui concetti di legalità e democrazia, significa perdere la dignità di persone, perché si viene scavalcati dalla logica del profitto”. Di questi contenuti Serena Sorrentino, sindacalista CGIL, ha fatto il leitmotiv del suo intervento al Vertice della Fondazione Caponnetto, sostenendo la necessità da parte delle organizzazioni sindacali di promuovere un’attività di denuncia delle situazioni di lavoro in cui non si vedono riconosciuti i diritti sindacali, nonché la necessità di contrastare i provvedimenti del governo che favoriscono le organizzazioni mafiose, come lo scudo fiscale, e quella di contestare le inadempienze della pubblica amministrazione, come l’assenza di controlli nel ciclo degli appalti, perché si giunga ad un’unica conclusione: “lavoro e giustizia sociale sono le precondizioni indispensabili per combattere la mafia”.

martedì 28 dicembre 2010

Edy Sommariva (Fipe): “Le mafie alterano l’economia”

L'intervento di Edy Sommariva, direttore generale Fipe, al XIV Vertice Antimafia della fondazione Caponnetto

Edy Sommariva
di Gennaro Ciaramella

È presente al XIV° Vertice Nazionale, anche la Federazione Italiana Pubblici Esercizi nella persona di Edy Sommariva, direttore generale del sodalizio. “La mafia alberga nel pubblico esercizio da qualche tempo. Roma, Milano, non solo al sud!” spiega Sommariva. “Non sarebbe intellettualmente corretto pensare che le organizzazioni criminali si privino di un business economico tanto capiente. Sono mutati i tempi, sono cambiati i metodi organizzativi per espandersi. Queste associazioni malavitose ricordano – continua rivolgendosi ai partecipanti – le brigate rosse, poiché nascono, spariscono e si rimettono insieme. È evidente che qualsiasi azienda onesta sia sfavorita nel competere con queste imprese mescolate alle mafie. La motivazione è legata al fatto che queste ultime hanno la possibilità di condizionare la concorrenza e stabilire un costo notevolmente più basso per tutti i servizi nei quali sono coinvolte. Facendo una media – spiega Sommariva – ogni impresa in Italia impiega circa cinquemila euro l’anno, per un importo pari a nove miliardi di euro calcolato su base nazionale”. Il dispendio di risorse finanziarie, analizza il direttore generale della Fipe, “vincola qualsiasi mercato e come se non bastasse, è rilevante anche il problema “contraffazione” giacché i prodotti made in Italy sono copiati e spacciati come tali. Il nostro mercato è corrotto, le nostre imprese sono malate. Non potrà esserci un futuro fino a quando le organizzazioni criminali saranno parte dell’economia del paese”. Parola di Edy Sommariva.

domenica 26 dicembre 2010

Il prefetto di Firenze: “Le istituzioni hanno grandi meriti nel contrasto alle mafie”

Il secondo intervento, in ordine di scaletta, andato in scena nel corso del XIV Vertice antimafia della fondazione Caponnetto

di Raffaele Vallefuoco

Da sempre gli uomini delle istituzioni hanno dimostrato concreta attenzione al contrasto delle mafie. Paolo Padoin, prefetto di Firenze, è uno di questi. Esordisce toccando al cuore dei presenti: “Sono commosso e soddisfatto di vedere quest’aula piena di insegnanti e ragazzi”. Quindi rievoca uno dei primi incontri con il procuratore nazionale Piero Grasso, seduto in prima fila: “Incontrai per la prima volta il procuratore Grasso in occasione del sequestro di beni alle criminalità a Vigevano, ai danni dei Valla, insediatisi con soggiorno obbligato nella comunità”. Da allora è impegnato in questa battaglia, spesso affiancato da autorevoli esponenti come don Luigi Ciotti. Ma la conclusione dell’intervento del prefetto è legata al riconoscimento dei meriti che lo Stato sta ottenendo: “Dobbiamo dare il riconoscimento degli eccellenti risultati conseguiti dal Ministero dell’Interno, forze dell’ordine e magistratura”.

Adriano Chini, sindaco di Campi Bisenzio: “Azioni di contrasto contro il volume d’affari delle criminalità”

Intervento di apertura del XIV Vertice antimafia della Fondazione Caponnetto

di Raffaele Vallefuoco

“Ormai l’abbiamo sottolineato tanto volte: non c’è territorio che possa dirsi immune dalle mafie; non c’è regione ricca che non sia vessata dalle criminalità”. Tuttavia “repetita iuvant”. E di questo ne è ben convinto il sindaco di Campi Bisenzio, Adriano Chini, il quale nel suo intervento di apertura del Vertice, che la “sua” città ospita, sottolinea quanto sia forte la potenza economica delle mafie. E lo fa prendendo quale termine di paragone il prestito che Ue e Fmi hanno concesso all’Irlanda per evitare il crac finanziario. “Una somma che è meno della metà di quanto le criminalità hanno a disposizione per alterare il mercato. Sono contento quanto le cronache riportano la notizia di arresti eccellenti; ma sono convinto che solo quando ridurremmo allo zero il volume d’affari delle criminalità potremmo dire di aver sconfitto le mafie”. Quindi, conclude, “le iniziative come queste servono a creare consapevolezza per un contrasto più forte”.

Pietro Grasso: “E’ ora della rivolta morale dei cittadini”

L'intervento del procuratore Grasso nel corso del XIV Vertice Antimafia della fondazione Caponnetto

Di Giovanni Evangelista

Pietro Grasso, attuale procuratore nazionale antimafia, apre il suo intervento omaggiando il giudice Antonino Caponnetto e la forza che il “caro nonno Nino aveva sprigionato in me durante il maxiprocesso”. Rievoca con emozione il buffetto e l’incoraggiamento che ne segui: “Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui soltanto la voce della tua coscienza”. Parole che risuonano ancora oggi nell'animo di Grasso e che lo spingono a condurre con tenacia e rigore la lotta quotidiana contro le criminalità organizzate. Dopo questa sentita e doverosa introduzione il procuratore comincia col porre in evidenza un tema di grande attualità: il fenomeno mafioso come problema nazionale, esistente al nord come al sud, rievocando il titolo del 14° Vertice della Fondazione. Per questo motivo,afferma:  “Possibili soluzioni devono rientrare nel programma di ogni partito politico, affinché si concretizzi realmente la battaglia all'illegalità; e ciò deve avvenire ancor di più se si pensa che le mafie, non avendo ideologie definite, cercano di stringere accordi con il partito vincente di qualsiasi colore esso sia, mirando solo al raggiungimento dei propri obbiettivi”. Perciò, afferma Grasso, “non vi sarà mai progresso se continueranno a intrecciarsi rapporti tra l'imprenditoria e la politica. Al di la degli schieramenti istituzionali, infatti, sono i rapporti interpersonali che pilotano le decisioni più importanti, soprattutto nel mondo degli affari. Ed è proprio nel campo delle finanze e dell'economia che le organizzazioni malavitose cercano di infiltrarsi maggiormente”. La ‘mafia dei colletti bianchi’,quella di cui parla Grasso, “deve essere contrastata innanzi tutto combattendo l’indifferenza! Noi – continua Grasso - avremmo già le armi per farlo:dobbiamo partire infatti dalla costruzione di una classe politica più onesta, di una scuola più efficiente, di un università volta alla ricerca, fino all'eliminazione di qualsiasi traffico illecito”. Inoltre, entrando nel merito della discussione politica, difende fortemente l’autonomia del Pubblico Ministero, affermando che essa “non è un ‘privilegio’ di casta, ma bensì un privilegio per i cittadini. Infine, a coronare il suo intervento, il procuratore fa emergere la necessità di porre in essere la questione morale, “in quanto non basta legiferare, poiché le leggi possono essere disattese”. Grasso punta all'uomo perché, spiega, !può essere l'unico in grado di trovare i mezzi per far applicare correttamente le norme attraverso l'impegno quotidiano alla Legalità. “Deve, cioè, nascere in ognuno di noi una "rivolta morale" fondata sull'uso della parola,del dialogo e delle regole democratiche. Una rivolta che vada contro quelle istituzioni che mirano a negare ai cittadini libertà di pensiero e d'iniziativa, a difendere i propri infimi interessi, a favorire l'etica dell'Io a quella della solidarietà, di quelle istituzioni, insomma, che delle leggi hanno fatto arbitrio, e di quell'arbitrio hanno fatto leggi”. Adesso basta, incita Grasso, riprendendo le parole di Nonno Nino, “bisogna diffondere le nostre idee in ogni luogo per creare un domani di Legalità e di Giustizia nel quale ogni uomo possa camminare a testa alta!” conclude strappando l’applauso della sala.

mercoledì 22 dicembre 2010

Per conoscere il giudice Antonino Caponnetto

Da destra Caponnetto, Falcone e Borsellino
di Salvatore Calleri - presidente fondazione Caponnetto

Ha amato Firenze, ne è stato amato e lo è tutt’ora. Ha amato Palermo, ne è stato amato ma non a sufficienza. Ha scelto di fare il Giudice. Senza dire nulla alla moglie ha sostituito Rocco Chinnici ucciso con metodo “libanese” da Cosa Nostra. Ha ottenuto come Pretore, al primo incarico, la prima sentenza della Corte Costituzionale. Ha combattuto in Africa e ne è tornato pieno di incubi e schierato per la pace. Ha parlato ai giovani di tutta Italia. Ha creato il primo pool antimafia mettendoci quattro moschettieri: Falcone, Borsellino, Guarnotta, Di Lello. Ha amato sua moglie Betta per 61 anni, fino alla morte. Ha difeso la Costituzione. Ha, per primo nella storia del nostro Paese, fatto condannare in modo definitivo oltre 400 boss mafiosi. Ha pianto per la morte dei suoi “figli” Falcone e Borsellino. Ha detto "Tutto è finito" pentendosene subito. Ha avuto almeno due condanne a morte da parte della mafia, ma è morto naturalmente, di vecchiaia, a Firenze. All’età di venticinque anni ha scritto nel suo diario: "Le difficoltà della guerra mi hanno reso uomo e di questa parola voglio essere sempre più degno. Questa immensa parola significa volontà, amore, purezza, nobiltà e forza". Ha istruito il maxi processo. Ha vissuto in modo semplice. Ha saputo parlare al cuore della gente. Ha detto sempre in modo gentile, ma fermo, le cose che pensava. Ha dedicato la propria vita agli ideali. Ha difeso la legalità. Ha presieduto la Fondazione Sandro Pertini aiutando la moglie del Presidente Carla Voltolina a farla nascere. Ha difeso gli ultimi. Ha detto: "La democrazia è la possibilità di rimettere tutto in gioco". Ha avuto dei funerali affollatissimi da gente per bene. Ha amato lo Stato. Antonino Caponnetto è morto il 6 dicembre 2002. Ha lasciato in eredità un vertice antimafia ed una Fondazione. Il vertice si tiene annualmente l’ultimo sabato di novembre. L’incontro chiama a raccolta quanti sono impegnati nella lotta contro la mafia. Uniti per continuare la sua opera. Uniti affinchè i cittadini combattano contro la mafia per arrivare alla sua sconfitta definitiva.