giovedì 10 febbraio 2011

Relazione secondo congresso del Partito Democratico di Formia

La coordinatrice Ada Filosa
Care compagne e compagni,
questo secondo Congresso del Partito Democratico di Formia si svolge non solo per adempiere ad un dovere statutario ma soprattutto per fare un’analisi interna al Partito stesso in termini di struttura, rapporti, progettualità, operato e per discutere le linee programmatiche da svilupparsi per il prossimo futuro, in modo da poter definire un piano di interventi che diano una risposta chiara e concreta ai reali problemi della nostra città.

Il Partito in questi due anni ha avuto un percorso complesso e, per molti aspetti, particolarmente difficile. Dopo le votazioni amministrative del  2008 il  Partito è impegnato nell’analisi delle ragioni che hanno determinato il mancato successo elettorale: le scelte dei candidati,le alleanze,la conduzione della campagna elettorale, le responsabilità di cosa,di chi.
In realtà è doloroso accettare il fatto che, per una manciata di voti, si consegna di nuovo la città nelle mani di Michele Forte. Dicevamo,infatti, nella campagna elettorale, che Formia sarebbe tornata indietro di venti anni e così è.
Il coordinatore cittadino Nicola Magliozzi si dimette e, nella mancanza di un collegamento, le divergenze dei tre circoli si rimarcano. Bisogna comunque raddrizzare la schiena e andare avanti.
Intanto i consiglieri comunali Erasmo Merenna(eletto come indipendente nella lista del PD) e Giuseppe Masiello(aderente al PD)abbandonano il gruppo del Partito per formarne uno nuovo senza discutere le ragioni della loro decisione con il gruppo consiliare o con gli Organismi dirigenti del Partito. Questa defezione e la mancanza di collegamento dei consiglieri Sandro Zangrillo e Pietro Filosa al gruppo consiliare e al partito di Formia creano disagio e sconcerto. Ma il Partito non cede, c’è chi si rimbocca le maniche e va avanti. Si organizza la festa  e, a settembre,  nella villa comunale, la presenza di Walter Veltroni appassiona la folla. Si torna a discutere dei problemi del paese e della città.
A dicembre del 2008 sono eletta coordinatrice cittadina. Mi assumo l’impegno della crescita del partito sul territorio e mi propongo di creare maggiore unità al suo interno. Sapevo che raggiungere questo obiettivo non sarebbe stato facile perché i tre circoli, pur avendo una visione unitaria sui principi fondamentali del Partito, presentano differenti anime ed espressioni.
 Da una parte il Partito ragiona sull’opportunità di avere una sede unica  per facilitare la vita di relazione e lo svolgimento delle attività, dall’altra si valuta il vantaggio di avere una presenza plurima sul territorio per creare un più esteso radicamento. E proprio per questo scopo avviene, in seguito, il trasferimento del circolo 2 da via Ferrucci alla zona di S. Pietro dove si ritiene che sia necessario costruire ascolto e vicinanza alle persone.
Il Partito si organizza al suo interno eleggendo un direttivo formato da più componenti dei tre circoli e i consiglieri comunali, con la funzione di intermediare fra Coordinamento cittadino e Direttivi di circolo,  per programmare e svolgere un piano condiviso di lavoro. Questo organismo in realtà non produce i risultati sperati a causa dei contrasti derivati tra le forti individualità al suo interno.
 Il coordinatore del circolo 2, Vito Speziale, che propende per una politica di pacifica condivisione, si dimette e il suo successore pro tempore Antonio Ferraro inasprisce ancor più lo scontro quando un acceso dibattito si apre sulla suddivisione della territorialità che il circolo 3 considera punto nodale. A suo giudizio è necessario dare un riequilibrio territoriale ai tre circoli affinché abbiano pari opportunità di successo politico. In sostanza questo problema, che suscita scontri i cui toni spesso sono inaccettabili, non si è risolto pur essendoci appellati alla segreteria provinciale.
 Intanto ha determinato una seria difficoltà di organizzazione interna e una dispersione notevole di tempo e di energie.
Tuttavia il percorso del Partito prosegue attraverso azioni mirate a far fronte all’ inettitudine dell’amministrazione Forte, con la consapevolezza che alla città non serve un partito che apre i suoi circoli solo per le scadenze elettorali o che pensi di crescere attraverso le ambizioni personali. Pertanto  Il Partito si adopera a realizzare un piano di lavoro, di iniziative e manifestazioni con chi vuole lavorare.
Sandro Bartolomeo e Luigi De Santis, soli consiglieri presenti alle riunioni del Partito,tengono testa, nei consigli comunali, all’irresponsabilità della politica di una giunta di destra del tutto assente davanti ai problemi della gente.
Eppure il Partito deve sopportare i ripetuti attacchi di un sindaco che, colpendo nel gruppo e insinuando azioni illegittime, intende costruire nella città un’ immagine fosca e discutibile della precedente amministrazione; vuole deviare l’attenzione dei cittadini dai reali problemi di Formia e prendere tempo.Sono i giorni in cui Formia è nel pieno caos di tutte le strade bloccate ed economicamente danneggiata durante la riparazione del ponte sulla via litoranea a causa di una politica disattenta e sorda ad ogni appello, che avrebbe dovuto provvedere, prima di  iniziare i lavori, a realizzare i possibili interventi  per migliorare la viabilità attraverso opportuni collegamenti già predisposti dall’amministrazione Bartolomeo.
Il Partito democratico risponde in modo determinato alle insinuazioni e presenta i suoi principi e i suoi valori anche con le conferenze sul tema “Sicurezza e legalità” perché nasca a Formia l’Osservatorio tecnico scientifico sulla sicurezza in difesa della legalità e per il recupero dell’economia e della democrazia.
In proposito si  svolge, nella festa di settembre 2010, l’incontro “Informazione e legalità” con Concita De Gregorio, Luca Landò, Lorenzo Diana.
Il Partito, in questi due anni, ha fatto ciò che le sue possibilità gli hanno permesso di  fare. Si è aperto alle altre forze di opposizione e, in più occasioni, ha operato con esse. E’ stato nelle piazze per impedire la vendita del Seven Up e dell’ex Colonia Di Donato; ha incontrato i cittadini di Gianola,di Castellone; ha ascoltato le loro preoccupazioni e le loro paure e perciò ha raccolto le firme per il referendum cittadino, alleandosi con le altre forze di sinistra.
 Ha fatto battaglia contro l’arroganza dell’amministrazione Forte  per la chiusura dei due teatri pubblici e delle sale comunali. Ha denunciato questo attacco alla democrazia perché nega alle scuole  e ai giovani importanti occasioni di crescere attraverso il teatro e perché M. Forte, imponendo una tariffa per usufruire degli spazi pubblici,  ostacola iniziative d’incontri culturali e politici in contrasto con la propria politica.
Il Partito democratico di Formia si è impegnato per i cittadini. Ha raccolto firme per la difesa dell’acqua pubblica assieme ad altri  partiti. Ha realizzato incontri e dibattiti perché sia garantito a tutti il diritto all’istruzione.
Ha dato il suo apporto al Coordinamento del Sud pontino lavorando su alcune delle principali  tematiche del nostro territorio. Ha raccolto firme che hanno permesso di ottenere la dichiarazione di Area sensibile del Golfo di Gaeta. Ha svolto un confronto di zona per  la riorganizzazione della rete ospedaliera del territorio e la realizzazione del nuovo ospedale del Golfo.
Alla politica dei tatticismi ha fatto prevalere quella della pratica di iniziative di senso, organizzando spesso anche incontri e conferenze su temi culturali e di attualità, che avessero il fine di sollecitare la partecipazione e la riflessione sui valori democratici.
Se si considera che in questi due anni il Partito è stato chiamato ripetutamente all’impegno delle elezioni ( delle primarie per eleggere il segretario nazionale e regionale, per il Consiglio provinciale, poi le tornate congressuali per l’elezione del nuovo segretario provinciale e i delegati dell’assemblea della federazione di Latina, dei coordinamenti dei circoli e dei relativi direttivi) possiamo affermare che il percorso è complessivamente positivo.
Molto c’è ancora da fare sulla realtà locale, considerate le gravi emergenze soprattutto nel campo delle politiche sociali e del lavoro in un periodo in cui è insostenibile il peso della crisi economica. E’ vero che l’intero pianeta sta vivendo i problemi derivati dal nefasto processo di una ottusa globalizzazione liberista, ma è la nostra nazione, in particolare, che vive le pesanti conseguenze dell’irresponsabilità di un governo di destra e di un Presidente del Consiglio corrotto e corruttore che agisce ai limiti della follia.
In una situazione divenuta insostenibile soprattutto per le nuove generazioni, che vivono oggi i disastrosi effetti del precariato e di una crescente disoccupazione, si nega ai giovani ogni progetto di futuro. I nostri figli sono sfiduciati, quelli disoccupati o inoccupati sono umiliati e offesi nella propria dignità. Il nostro Partito non può permettere che si dimentichi il valore del primo art. della Costituzione e che si calpestino le Istituzioni della nostra Nazione.
Auspico pertanto che il Partito Democratico si comporti come una grande famiglia in cui tutti siano impegnati a superare gli ostacoli e i contrasti interni per permettere ai propri figli di avanzare nel rispetto dei principi democratici. Per questo abbiamo messo alla base del nostro messaggio le parole: SALUTE LAVORO ISTRUZIONE.
Ada Filosa,
coordinatrice dei circoli del Pd

Il programma Antimafia del Partito Democratico

Un momento di aggregazione per i sostenitori del Pd
INTRODUZIONE

Per il Partito Democratico la lotta per la legalità e contro le mafie è una priorità.

Dobbiamo sconfiggere le mafie per salvaguardare la nostra democrazia, la nostra economia, la nostra società. L’esistenza di strutture mafiose costituisce un grave problema per il nostro Paese. Pesano sullo sviluppo economico, gravano sulle prospettive della società ed indeboliscono la democrazia.

La presenza delle mafie è uno dei sintomi della debolezza storica dello Stato italiano. Le mafie sono riuscite a porsi come elemento di destabilizzazione in momenti cruciali della storia del nostro Paese, peggiorando la condizione di fragilità delle nostre istituzioni e riuscendo a giocare il ruolo di soggetto della politica.

Il Partito Democratico è convinto che sconfiggere le mafie sia possibile. Sconfiggere le mafie significa garantire al nostro Paese prospettive migliori, soprattutto al Sud ma non solo. Sconfiggere le mafie è indispensabile per promuovere uno sviluppo socio-economico dell’Italia più giusto.

L’era berlusconiana si è contraddistinta per un continuo declino della cultura della legalità. Il Partito Democratico sa che la lotta alle mafie può avere successo solamente nella misura in cui si coinvolgono tutti i livelli e tutti i settori della società. Per questo il programma antimafia del Partito Democratico propone misure in sinergia tra di loro che contrastino le mafie oltre che a livello repressivo anche a livello economico, a livello politico e a livello socio-culturale, in Italia ma anche a livello internazionale.

Il Partito Democratico intende dare un contributo determinante nello sconfiggere le mafie e nell´imporre una cultura della legalità, ben sapendo che solo così il nostro Paese avrà le basi per crearsi un futuro migliore.


MAFIA E ECONOMIA

Il potere delle mafie si basa in gran parte sul suo potere economico. Solo attaccando questo potere si può indebolire la criminalità organizzata.

Il Partito Democratico ha presente che la criminalità organizzata si è modernizzata. I mafiosi non portano più coppola e fucile, bensí sempre piú frequentemente giacca, cravatta e computer portatile.

Autorevole conferma di questo processo emerge dall’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia), trasmessa a Governo e Parlamento nel novembre scorso, in cui si dà conto dell’espansione mafiosa nel Nord del Paese. Al punto da far temere infiltrazioni della 'ndrangheta nei cantieri che si apriranno per l'Expo 2015.
Proprio in Lombardia, il condizionamento ambientale è giunto ad un livello tale da avere determinato una «partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato». Di più, emerge il rischio dell'acquiescenza da parte di una fetta dell'imprenditoria. «Nel nord e soprattutto in Lombardia – si legge nel rapporto – c'è una costante e progressiva evoluzione della 'ndrangheta che, ormai radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi».

Ci sono realtá del nostro Paese nelle quali le mafie sono riuscite ad infiltrarsi nel tessuto dell´economia legale. Questo inquina l’economia territoriale e procura gravi danni per gli imprenditori onesti. Perché là dove la ricchezza mafiosa determina affari e distribuisce lavoro si riduce drammaticamente lo spazio per un´economia sana, competitiva e prosperosa.

Per il Partito Democratico contrastare le mafie al Sud significa anche creare le basi per un’economia legale e florida nel Mezzogiorno.

Investire risorse al Sud

Nell’era berlusconiana il Sud, rispetto al resto del Paese, si è ulteriormente impoverito. Invece di rafforzare l’economia pulita nel Mezzogiorno e garantirgli risorse, il Governo Berlusconi ha tolto importanti finanziamenti, depauperando i fondi europei destinati al Sud Italia. Soldi tolti all’economia del Mezzogiorno che sono stati usati per tappare i buchi del bilancio dello Stato e per finanziare certi regali elettorali come le mancate entrate dell´ICI.

Il Partito Democratico invece è convinto che tutta l’Italia stia meglio se il Mezzogiorno sta bene. Una delle misure più urgenti che ci impegniamo a garantire è il totale ricorso e un serio utilizzo dei fondi europei FAS per creare infrastrutture efficienti e funzionali alla mobilità dei cittadini e al pieno sviluppo dei poli economici e produttivi esistenti (ad esempio vanno create le infrastrutture di supporto che consentano il pieno utilizzo del porto di Gioia Tauro). Vanno inoltre stanziate risorse pubbliche aggiuntive che aiutino le aziende sane a crescere e a creare occasioni di lavoro regolari, favorendo quei settori solitamente monopolizzati dalla criminalità organizzata.

Garantire appalti puliti

Le mafie sono riuscite ad infiltrarsi in diversi settori dell’economia. Soprattutto gli appalti pubblici fanno gola alla criminalità organizzata, al Sud come al Nord. Per questo è necessario attuare misure ed inserire strumenti che garantiscano il corretto uso delle risorse pubbliche. 

Uno dei principali problemi consiste nel fatto che finora il sistema degli appalti pubblici è molto difficile da monitorare. Esistono migliaia di istituti in Italia che possono assegnare risorse pubbliche tramite appalti. Questa eccessiva frammentazione rende di fatto impossibile controllare che i soldi pubblici vengano spesi ed utilizzati correttamente.

Il Partito Democratico è convinto che la vigilanza sulla gestione degli appalti è fondamentale per fermare ogni tentativo di infiltrazione mafiosa negli appalti. Proponiamo di ridurre drasticamente il numero delle stazioni appaltanti. Bisogna concentrare le concessioni di appalti a livello di una stazione unica appaltante provinciale, eliminando la miriade di enti che oggi a livello locale possono concedere fondi pubblici. Questo consente di rendere i controlli più efficaci e tempestivi.

Inoltre va garantita la trasparenza delle procedure di investimento pubblico così da consentire l´affermazione di imprese sane. A questo proposito bisogna istituire presso le prefetture un elenco delle società di fornitura a cui potere ricorrere per i subappalti. E´ proprio a livello di subappalti che spesso le aziende mafiose riescono ad intrufolarsi. Gli elenchi devono potere essere in rete, in modo da agevolare gli scambi di informazioni a livello nazionale ed eventualmente anche internazionale.
E´ evidente a tutti che la certificazione antimafia ormai è uno strumento debole, facilmente aggirabile ed anche di sempre più difficile applicazione. Per questo bisogna realizzare una vera banca dati unica delle informative antimafia, accessibile alla Direzione Nazionale Antimafia. Inoltre bisogna attuare realmente le “whyte list”, seguendo le indicazioni date dall´ANCE e realizzando presso le Prefetture degli elenchi di societá da utilizzare per la fornitura di noli e di materiali.

E’ indispensabile incrementare l’utilizzo delle ispezioni di squadre miste di forze di polizia ed ispettori del lavoro per la verifica dell'applicazione di tutte le norme all'interno del cantiere. Al pari dell’utilizzo del giornale elettronico di cantiere, grazie a cui si dispone in tempo reale dell’anagrafe dei lavoratori impiegati, potendo individuare facilmente presenze estranee o lavoratori non in regola, e mezzi all'opera, così da evitare che ditte mafiose sostituiscano di fatto le ditte appaltatrici o subappaltatrici.

Va finalmente data applicazione alla legge 310/93 che obbliga a comunicare alle questure tutti i trasferimenti di proprietà e di cambio di gestione. Affinché questo avvenga va realizzato un data base a livello provinciale che raccolga tutti i trasferimenti di proprietà e di gestione di terreni e servizi commerciali.

Inoltre è necessario estendere la normativa antimafia, prevista per gli enti pubblici, anche ai privati che utilizzino finanziamenti pubblici.

Confiscare i beni mafiosi

Per colpire le mafie é necessario un effettivo attacco ai patrimoni criminali. Togliere i beni ai mafiosi è fondamentale per contrastare il loro potere economico. Il Partito Democratico si adopera in modo che questi beni, rubati dalla mafia alla comunità, vengano restituiti in toto e al più presto alla comunità e vengano messi a disposizione di enti locali e cooperative per consentirne l´uso sociale.

Il Governo Berlusconi invece, per fare cassa, ha introdotto la vendita dei beni confiscati con il rischio che le mafie ricomprino immobili o aziende attraverso dei prestanomi. Il Partito Democratico si è battuto in Parlamento ed è riuscito a limitare la vendita dei beni confiscati a casi estremi e solo a prezzo di mercato. Anche per il futuro intendiamo impegnarci affinché associazioni della società civile possano essere sostenute nella gestione di progetti sociali sui beni confiscati alle mafie. Vanno favorite le iniziative volte al riutilizzo sociale dei beni, così da fare percepire ai cittadini sul territorio che lo Stato e la legalità sono in grado di vincere, a beneficio dell´intera collettività.

I mafiosi cercano di sottrarsi alla confisca dei beni ricorrendo ad ogni trucco. Il Partito Democratico intende responsabilizzare tutti gli attori politici e economici. A livello nazionale vanno coinvolti gli istituti di credito affinché vigilino maggiormente sulla strumentale apertura di ipoteche sugli immobili, da parte di esponenti mafiosi, con l´unico obiettivo di impedire l´utilizzazione sociale dei beni in caso di confisca. Allo stesso tempo va richiesta una collaborazione degli istituti bancari nel superare tutta quella serie di gravami ipotecari che pesano su numerosi beni confiscati, al fine di consentirne finalmente la gestione a fini sociali.

Con le nuove norme approvate in questi anni, grazie al contributo decisivo dei parlamentari del PD, è stata istituita l´Agenzia dei beni confiscati. Il suo funzionamento va perfezionato onde favorire la massima trasparenza dell´iter relativo ai singoli beni e consentire una veloce assegnazione dei beni confiscati, siano essi immobili od aziende.

Le imprese devono essere affidate a soggetti dotati di specifiche competenze e professionalità, prevedendo l’istituzione di un albo di manager di comprovata esperienza da impiegare nella fase di start up aziendale e la costituzione di un Fondo speciale per il sostegno all’innovazione del ciclo produttivo ed alla promozione e commercializzazione dei prodotti.

Contrastare il riciclaggio

Le mafie diventano una minaccia per l’economia pulita quando riescono a trasformare i loro guadagni miliardari, frutto degli affari criminali, in soldi puliti. Contrastare l’espansione delle mafie nell’economia legale significa in primo luogo contrastare il riciclaggio.

Da parte dei Governi Berlusconi non c’è stato nessun impegno in questo senso. Anzi con lo scudo fiscale ha permesso ai mafiosi che avevano riciclato all´estero per sottrarsi alla legislazione italiana, di riportare i loro capitali in Italia, trasformandoli in soldi puliti. Con lo scudo fiscale è stato fatto un enorme regalo alle mafie, costantemente alla ricerca di nuovi canali di riciclaggio.

ll Partito Democratico è convinto che per colpire il potere delle mafie bisogna colpire il riciclaggio, nazionale ed internazionale, e le operazioni finanziarie ed economiche nelle mani della criminalità organizzata. Va introdotta la possibilità di ricorrere a banche dati e di incrociare elementi sospetti per monitorare determinati settori produttivi, soprattutto quelli particolarmente a rischio infiltrazioni. Va autorizzato alle procure l’accesso diretto per via telematica all’anagrafe dei conti e dei depositi bancari. Questo può aiutare a contrastare la crescente tendenza delle mafie ad usare operazioni virtuali e investimenti online per il riciclaggio.

Contro le manovre finanziarie delle mafia va introdotto un monitoraggio della circolazione di capitali. Oggi grandi operazioni di riciclaggio vengono effettuate da intermediari finanziari sempre più piccoli e per questo fuori dai soliti strumenti di controllo. Per questo il Partito Democratico ritiene necessario istituire un albo degli intermediari finanziari. La creazione di un albo istituzionale che tenga costantemente aggiornato l´elenco degli operatori economici e finanziari e la cui iscrizione sia vincolata al possesso di determinati requisiti, può rappresentare un primo filtro di garanzia contro infiltrazioni della criminalità organizzata.

Il riciclaggio di soldi mafiosi viene agevolato anche da gravi lacune nella nostra legislazione. L’Italia è l’unico Paese europeo a non prevedere il reato di autoriciclaggio; dunque chi reinveste in proprio il denaro ricavato da attività illecite non può essere punito per questa specifica condotta. Colmare questo ritardo è indispensabile ad organizzare una seria ed articolata attività di contrasto all’inquinamento mafioso dell’economia.

Ecomafie

Le mafie guadagnano miliardi anche dai rifiuti e dalla distruzione dell’ambiente. Il volume d’affari che gravita attorno alle ecomafie viene stimato da Legambiente oltre i venti miliardi di euro. La gestione e lo smaltimento dei rifiuti è uno dei settori più lucrativi.

Dai Governi Berlusconi questo problema è stato completamente ignorato. Il contrasto alle ecomafie da anni è fermo.

Le ecomafie stanno arricchendosi anche perché trovano pochi ostacoli giuridici.
Il Partito Democratico propone di inserire finalmente nel nostro codice penale, in sintonia con altri paesi europei, l´esistenza di reati ambientali e severe sanzioni che fungano da deterrente.

Il Partito Democratico è fortemente convinto della necessità della difesa dell´ambiente. Mentre Berlusconi è passato da un condono all´altro, il Partito Democratico vuole invece una decisa repressione dell´abusivismo edilizio e delle ecomafie, soprattutto in aree soggette a vincoli di tutela.


MAFIA E POLITICA

Per il Partito Democratico una delle principali priorità nella lotta alla criminalità organizzata è il contrasto al nodo mafia e politica.

Le mafie hanno assunto un protagonismo politico diretto: uomini delle cosche sono candidati ed eletti, lavorano al fianco dei rappresentanti istituzionali, occupano ruoli dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni. Ciò contribuisce a spiegare l’incremento degli omicidi, degli attentati e delle intimidazioni nei confronti dei rappresentanti istituzionali onesti e decisi ad affermare la legalità e il governo democratico del territorio. Su questo fronte, anche il PD ha pagato il proprio contributo di sangue con l’assassinio di Franco Fortugno, il 16 ottobre 2005, e di Angelo Vassallo, il 5 settembre 2010, uccisi perché considerati d'intralcio a progetti criminali nei loro territori.

Una politica pulita è fondamentale per la democrazia. La lotta alla criminalità organizzata è una farsa se si chiudono gli occhi davanti alle responsabilità politiche. Per questo la politica, su tutti i livelli, ha l’obbligo di fare di tutto per sbarrare in modo efficace il tentativo delle mafie di infiltrarsi nelle istituzioni o/e di influenzare le istituzioni. 

Fuori dal Parlamento chi ha legami con le mafie

Chiunque abbia legami con le mafie non può rappresentare il popolo, non può avere né un mandato a livello locale né tantomeno a livello nazionale. Questa regola, che dovrebbe essere ovvia, va finalmente imposta ed attuata per legge. Per questo il Partito Democratico si impegna ad introdurre la norma secondo la quale un parlamentare così come un consigliere comunale, provinciale e regionale perde automaticamente il suo mandato in caso di condanna definitiva per delitti di mafia. La stessa linea deve valere per le candidature. Chi ha legami con le mafie non può essere presente sulle liste elettorali.

Sono gli stessi partiti che hanno l’obbligo di affrontare questo problema con serietà, responsabilizzando i propri militanti, affinché non vengano candidati personaggi in odore di mafia. Il Partito Democratico lo sta facendo. Ci siamo dotati di un codice etico che impedisce candidature anche solo sospette. In Commissione Antimafia ci siamo fortemente battuti per la predisposizione di un codice di autoregolamentazione col quale impegnare tutti i partiti a garantire candidature pulite.

Osteggiare il voto di scambio

Il voto di scambio rimane un´arma pericolosa in mano alle mafie. È necessario modificare l'articolo 416 ter del codice penale che persegue il voto di scambio con la mafia. Nella stesura attuale si prevede esclusivamente la punibilità dello scambio voto-denaro; mentre è indispensabile allargare lo spettro a “ogni altra utilità”. Solo così potrà essere contrastata efficacemente la condotta delinquenziale di chi chiede il voto in cambio di concessioni, appalti, varianti ai piani regolatori, autorizzazioni ad avviare attività produttive.

Sciogliere i Comuni infiltrati di mafia

Le mafie si servono della politica per i loro affari. Gli interessi delle mafie si rivolgono in gran parte alle risorse pubbliche assegnate tramite appalti, piccoli o grandi che siano. A livello comunale gli appalti vengono concessi dagli amministratori, cioè dai politici locali. Una delle nuove strategie delle mafie è quella di posizionare i propri uomini nelle amministrazioni comunali, così da gestire in prima persona gli appalti pubblici. Il fenomeno sta numericamente esplodendo, interessando non più solo comuni del Sud Italia, ma sempre di più anche realtà del Nord Italia. Contro questa tendenza, oltre all’introduzione di norme precise sulle candidature, va attuato con fermezza lo strumento dello scioglimento dei Consigli comunali infiltrati dalla mafia.

Il Governo Berlusconi non l’ha fatto e in questo modo ha agevolato la presenza delle mafie nella politica. Da quando è stato emanato il secondo pacchetto sicurezza, in Italia praticamente non vengono più sciolti consigli comunali per mafia. Di fatto regna la totale impunità. Clamoroso è il caso di Fondi in cui la relazione d´accesso del prefetto ha fatto emergere chiare infiltrazioni ´ndranghetiste e il Governo ha impedito lo scioglimento. Così come il Governo Berlusconi non ha inviato le commissioni d´accesso in una serie di comuni lombardi, coinvolti nella mega operazione antindrangheta `Crimine´.

Per contrastare le infiltrazioni mafiose nella politica il Partito Democratico vuole ripristinare la legge sullo scioglimento dei consigli comunali. Visto che le mafie non solo cercano di posizionare la loro gente nei ruoli politici delle istituzioni locali, ma anche negli uffici dell´amministrazione la legge prevederà la possibilità di estendere lo scioglimento anche agli uffici tecnici.


MAFIA E SOCIETÀ

La lotta alla criminalità organizzata non può limitarsi ad essere soltanto repressione. Può avere successo solo se contemporaneamente si porta avanti anche un contrasto culturale alle mafie.

È determinante il ruolo della società civile e di quelle associazioni di categoria che con un importante cambio di rotta hanno trovato il coraggio di denunciare ed espellere infiltrati della criminalità organizzata al loro interno. Va promossa una vera e propria rivoluzione culturale che coinvolga tutti gli strati della società e che metta all´indice la criminalità organizzata. La politica ha un ruolo importante, deve sostenere e promuovere questo processo.

Sono necessarie forti sinergie tra tutti gli attori impegnati quotidianamente contro le mafie: magistratura, forze dell´ordine, istituzioni, società civile, mezzi di comunicazione. Vanno stilati patti territoriali per la legalità che coinvolgano tutte le parti sociali, le associazioni di categoria e della società civile, le forze di rappresentanza, le istanze formative, le autorità civili e religiose e anche i partiti promuovendo progetti ed iniziative concrete per la legalità.

L’antimafia fa scuola e si ricorda

Il primo impegno antimafia parte dal sistema scolastico. È proprio il buon funzionamento del sistema scolastico la prima risposta da dare nei territori del mezzogiorno e non solo, offrendo anche nuove iniziative di formazione. Essenziale è l´estensione del tempo pieno scolastico, soprattutto in zone particolarmente colpite da presenze mafiose.

Per sensibilizzare soprattutto i giovani sul tema della lotta alle mafie bisogna promuovere la crescita dell'educazione alla legalità e alla lotta alla criminalità organizzata, nella scuola e nelle istituzioni, con il coinvolgimento di insegnanti ed educatori; bisogna istituire corsi universitari di storia della mafia e dell’antimafia; bisogna promuovere in ambito locale progetti di promozione della legalità. Il Partito Democratico propone di inserire nel programma di studio di educazione civica a tutti i livelli scolastici lezioni sul valore della legalità e dell’antimafia.

È inoltre necessario tenere continuamente alta l´attenzione sul fenomeno mafioso attraverso la promozione di iniziative, inchieste e convegni nei territori a rischio. Fondamentale è anche il sostegno alle vittime di mafia con la promozione di una legge, che deve essere approvata prevedendo l’equiparazione dei fondi per le vittime della mafia a quelli per le vittime del terrorismo. È nostro impegno prevedere la promozione della giornata nazionale della memoria per le vittime di mafia, partendo dall’approvazione della legge che prevede che il 21 marzo, che da più di dieci anni è la giornata che l’associazione Libera ha dedicato a questo scopo, diventi ufficialmente la Giornata della memoria delle vittime della mafia.

Rafforzare l’antiracket

È necessario rilanciare il ruolo, insostituibile, delle associazioni antiracket. La società civile e gli imprenditori prendono sempre più coscienza del fatto che ribellarsi è possibile. Ma solo con l'aiuto degli altri imprenditori e di chi si è già ribellato con successo questa presa di coscienza si trasformerà in un costante aumento delle denunce.

Bisogna aiutare concretamente la creazione e la crescita delle associazioni antiracket: rendendo più veloce il meccanismo di sostegno a chi denuncia in maniera da consentire alle imprese di restare attive; premiando chi denuncia con sgravi fiscali; reinserendo la possibilità di rivalersi sui beni dei mafiosi in sede processuale (norma cancellata da questo Governo); aiutando la possibilità di autofinanziamento tramite l'accesso a programmi finanziati dall'Unione Europea attraverso i PON sicurezza; favorendo nei territori la crescita di organizzazioni che indirizzino i consumatori verso le aziende che si rifiutano di pagare il pizzo (sul modello di Addio Pizzo).

Sul versante della repressione bisogna dare piena applicazione alla norma che impedisce di partecipare ad appalti pubblici agli imprenditori che non denunciano le richieste estorsive.

Il Pd vuole inoltre una norma che introduca il principio della responsabilità amministrativa dell’azienda per illeciti commessi dal singolo amministratore, socio o dipendente. Una legge che preveda l’applicazione di sanzioni economicamente consistenti e socialmente rilevanti come l´interdizione dall'esercizio dell’attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni,
l´esclusione da finanziamenti, o contributi.

Combattere l’usura

L’usura è un’attività nella quale ormai i soldi di provenienza mafiosa costituiscono la maggior parte del denaro prestato. L´usura è una delle principali fonti di reddito delle mafie. Per questo è importante contrastarla incentivando le denunce e consentendo l'accesso rapido ai fondi di sostegno, promuovendo la crescita delle associazioni e delle fondazioni che raccolgono per prime l'allarme delle famiglie indebitate, mettendo in comunicazione i settori del tribunale civile (dove gli usurati vedono i propri beni messi all'asta per azione dell'usuraio) e quelli del penale (dove magari è in corso un procedimento contro lo stesso usuraio).

MAGISTRATURA E FORZE DELL’ORDINE SONO FONDAMENTALI

Il Partito Democratico sostiene con determinazione la magistratura e le forze dell´ordine che svolgono un ruolo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata.

Negli ultimi anni la magistratura e le forze dell’ordine troppe volte sono stati lasciati soli o addirittura attaccati da parte dell’esecutivo. Il Governo Berlusconi si è caratterizzato per una escalation di attacchi, verbali e non, alla magistratura e per tagli a raffica sia alle forze dell´ordine che alla magistratura. Nel corso delle numerose missioni nelle aree più esposte alla criminalità organizzata, i parlamentari del Partito Democratico hanno potuto toccare con mano le gravi carenze di organico sia presso le procure che presso i presidi delle forze dell´ordine.

L'ultima Finanziaria ha confermato ed inasprito le politiche di bilancio fin qui attuate dal Governo Berlusconi, con tagli gravosi per la giustizia e la sicurezza, per nulla compensati dalle erogazioni sul Fondo Unico Giustizia: a fronte della riduzione di oltre 2 miliardi euro, il FUG erogherà ai ministeri della Giustizia e dell'Interno solo 158 milioni di euro.

Le capacità operative delle forze di polizia e l'efficacia dell'azione della magistratura ne ha risentito e ne risentirà ulteriormente. Lo dimostrano le esperienze del Cilento, dove l’omicidio di Angelo Vassallo ha fatto emergere il radicamento e l’espansione degli interessi dei camorristici di Caserta e di Napoli, o della provincia di Foggia, dove si sta combattendo una tra le più sanguinarie guerre tra clan dell’ultimo decennio per il controllo di traffici che ancora sfuggono all’analisi degli investigatori.

L’integrazione operativa tra le polizie nazionali e quelle locali, al pari della rimodulazione della presenza territoriale di Polizia e Carabinieri può essere una risposta sistemica alla necessità oggettiva di riorganizzare e risparmiare risorse anche in questo settore. Il ripristino dei fondi necessari a sostenere gli sforzi di chi lavora nei territori a più alta densità mafiosa, per coprire il turn over del personale e per investire in tecnologie avanzate può essere ottenuto tagliando le spese sostenute per l'impiego in molte città dei militari accanto alle forze dell’ordine.

Il Partito Democratico vuole creare le basi per un buon funzionamento della magistratura e delle forze dell’ordine che è indispensabile per combattere le mafie con successo. Riteniamo urgente riaprire i concorsi pubblici per le forze armate e per l´assunzione di personale amministrativo e di polizia giudiziaria nei tribunali. Va incrementato l´organico dei magistrati e va introdotto l´obbligo di specializzazione permanente, lungo tutto l´arco della carriera professionale, sia per il personale giudiziario che investigativo.

 A questo proposito intendiamo dare finalmente avvio alla scuola di formazione della magistratura, da tempo in programma e mai realizzata.

Il Partito Democratico ritiene necessario aumentare le dotazioni strumentali delle forze dell´ordine, delle DDA, della DNA e delle questure, con particolare attenzione alle esigenze del personale impegnato nelle misure di prevenzione cautelare. Bisogna accelerare la messa a regime del processo di telematizzazione dei processi. La realizzazione di investimenti in tecnologie avanzate che consentano, prima di svolgere indagini al passo con i tempi e poi di concludere i processi in tempi piú rapidi sono la risposta migliore alla criminalità organizzata, sempre più moderna.

Il Partito Democratico è convinto che investimenti in giustizia e sicurezza non siano costi per il Paese, ma sono risparmi che fruttano per la democrazia e per la lotta alle mafie.

BATTERE LE MAFIE NEL MONDO INDEBOLISCE LE MAFIE IN ITALIA

I soldi con cui le mafie tengono in pugno certe zone dell’Italia vengono guadagnati anche a Francoforte, Londra, New York o Hongkong. Il Partito Democratico sa che per liberare l’Italia dalle mafie è necessario combatterle con forza anche fuori dai confini nazionali.

Le mafie hanno saputo sfruttare la caduta delle frontiere approfittando della libera circolazione di uomini e merci per i loro sporchi affari. Si sono trasformate in holding internazionali del crimine. Prediligono le località estere più lucrative, nelle quali le legislazioni straniere non sono ancora adeguate al contrasto alla criminalità organizzata e dove spesso si riscontra una sottovalutazione del problema da parte delle forze dell´ordine, non consapevoli del vero pericolo rappresentato dalle infiltrazioni mafiose.

L’Italia finora a livello politico non dà il suo contributo alla lotta internazionale contro le mafie. Il Governo Berlusconi si è rifiutato di recepire le convenzioni internazionali e la legislazione europea in materia di contrasto alla criminalità organizzata. In questo modo non solo il nostro Paese e i nostri ottimi funzionari pubblici antimafia perdono di prestigio e di autorità, ma la nostra valida legislazione in materia, che potrebbe fungere da esempio per gli altri, resta inascoltata ed inapplicata, là dove potrebbe invece essere determinante nella lotta internazionale alle mafie.

È grave che l´Italia non abbia recepito la decisione quadro europea che prevede il reciproco riconoscimento di sentenze di confisca di beni mafiosi. È uno strumento importante per la lotta alle mafie a livello internazionale perché consentirebbe di confiscare subito quei beni acquistati ad esempio in Germania da un mafioso italiano per riciclare i suoi soldi anche sulla base di una sentenza emessa in Italia. Ci sono già dei casi in cui si potrebbe procedere. Invece un qualsiasi paese europeo in virtù del rapporto di reciprocità non può procedere al sequestro dei beni perché l´Italia a livello europeo dal punto di vista legislativo è inadempiente.

Il Partito Democratico si impegna a far sì che l´Italia recepisca questa legge europea per la confisca dei beni mafiosi al più presto così come pure tutte le decisioni quadro europee in materia di lotta alla criminalità organizzata così da favorire la costituzione di uno spazio giuridico antimafia europeo e globale.

E´nostra intenzione anche emanare quanto prima la legge che recepisce la convenzione del Consiglio d´Europa contro la corruzione.

La lotta contro la criminalità organizzata può avere successo solo se viene combattuta anche a livello internazionale. Per questo vanno istituite al più presto anche le squadre investigative comuni, che consentono di creare dei pool investigativi sovranazionali.

CONCLUSIONI

Mettere in galera i latitanti è importante. I mafiosi latitanti devono finire in prigione e deve essere garantito loro il regime di carcere duro. Da questo punto di vista è encomiabile l´egregio lavoro portato avanti negli ultimi anni da magistratura e forze dell´ordine.

La lotta alla mafie però, non si esaurisce solo con la repressione militare. Non è sufficiente prenderli. Non è solo un problema di ordine pubblico, di soldati o di ronde per le strade. Al contrario.

Per il Partito Democratico la lotta per la legalità e contro le mafie è una priorità. Sconfiggere le mafie è possibile. Sconfiggere le mafie significa restituire ricchezza al Paese.

Stime ufficiali quantificano in 135 miliardi di Euro il fatturato annuo delle mafie. Detto in altri termini: le mafie sottraggono allo Stato il valore di alcune finanziarie, vale a dire decine di miliardi di euro che potrebbero essere usati per costruire scuole, ospedali, autostrade, ponti, biblioteche, centri sportivi. Solo al Sud si stima che le mafie riducano il prodotto interno lordo del 40%.

Contemporaneamente l´economia sommersa, cioè quell´economia in nero che rappresenta l´humus ideale su cui prospera e cresce la criminalità organizzata, ha un´incidenza del 27% sull´intera economia italiana: un euro su quattro in Italia sparisce nelle tasche dei più furbi o dei più criminali.

Ecco perché il Partito Democratico intende lanciare un Patto nazionale antimafia, una sorta di piano strategico per il Paese a cui vengono chiamati a partecipare tutti gli attori sociali - magistrati, forze dell´ordine, parti sociali, associazioni di categoria e della società civile, istituzioni, scuola, università, imprese, stampa, partiti, religiosi, liberi cittadini - al fine di lavorare sinergicamente contro le mafie e per la legalità.

L´obiettivo è quello di riuscire a strappare alla criminalità organizzata quell´enorme potere, militare, patrimoniale, economico, di omertà sociale che detiene, così da ridare ossigeno, non solo all´economia e allo sviluppo del Sud ma di tutto il Paese.

"Torno a fare politica civica", l'intervento del consigliere comunale di Minturno Giuseppe Tomao

Il consigliere Giuseppe Tomao
Gli ultimi accadimenti politici, con le inaspettate dimissioni dell’amico Maurizio Faticoni, non mi hanno lasciato indifferente. A Minturno stiamo vivendo una fase di transizione nella quale sinceramente la politica di partito resta stretta ed ingessa chi, come me, proveniente da una lista civica, intende dare il suo apporto in termini di idee e di proposte. Quelli che mi conoscono sanno che quasi ogni giorno, con passione e proposte costruttive, sono  in Comune per cercare di essere utile. Inoltre, in qualità di nuovo consigliere, non avevo immaginato, all’inizio di questo nuovo percorso, che per offrire il proprio apporto all’Amministrazione, bisognava attendere le strategie di partito, e che diversamente si sarebbe rischiato di appartenere agli occhi degli stessi amici di partito, alla coalizione opposta, e quindi ad una maggioranza piuttosto che all’altra. Questa però oramai è storia passata, ed è anche vero che da quasi un anno attendo indicazioni e proposte da concordare, e sinceramente speravo che le cose assumessero una piega diversa, non limitandosi a rancori e ad attacchi personali. Da qui, cari colleghi, giunge anche il mio invito a ricordare nuovamente che rappresentiamo il massimo consenso civico , ed è ormai inaccettabile continuare ad insultarci per futili motivi ad ogni seduta consiliare,  peraltro senza giungere a nulla di positivo per il Paese se non alla rovina dell’immagine nostra e dei cittadini che ci hanno sostenuto. Con l’Amico Maurizio Faticoni e qualche altro abbiamo sempre condiviso delle perplessità all’interno del Pdl, per l’assenza di una linea politica chiara, che ad oggi ancora tarda ad emergere, così come tarda ad affiorare un percorso politico valido e concreto, quel percorso che ci faccia trovare il giusto assetto per tornare ad amministrare in maggioranza la nostra città. Aggiungo che un percorso politico non può essere costruito al buio, ma attraverso l’attuazione di idee ben definite e condivise. Pertanto, come già annunciato al capogruppo Franco Tuccinardi e al Presidente Del Balzo, oltre che a qualche altro amico, mi sospendo dal Pdl, semplicemente tornando a fare politica in una lista civica di centro destra che è la lista VOLARE, insieme all’amico Luca Salvatore, a cui va il mio personale benvenuto e gli auguri di buon lavoro. Minturno è un paese politicamente di centro destra, non lo dico io ma i risultati delle urne degli ultimi anni e delle scorse elezioni provinciali, regionali, e comunali. Quindi è proprio dal Pdl, con il quale abbiamo corso insieme nell’ultima campagna elettorale, sia con Minturno Domani sia con la lista civica Volare, che ora attendiamo un sussulto, ed un invito a costruire insieme una linea politica chiara di centro destra. Ritengo questa mia scelta responsabile perché preferisco tornare dinanzi al popolo per essere giudicato per il mio operato piuttosto che per aver occupato una poltrona senza poter fare. Questo è quello che mi hanno chiesto le persone che mi hanno sostenuto e con le quali mi confronto sempre, e collaboro per apportare delle proposte innovative e concrete. Senza peccare di retorica credo che ai cittadini, che amano il proprio paese, non interessano i giochi di potere, ma i fatti, soprattutto nella crisi economica degli ultimi anni. Concludo precisando, ad eventuali manipolatori dell’informazione, che sono uomo di centro destra, come peraltro precisamente l’85% di questa assise, e lo dimostra la mia scelta. Ho sempre agito pensando che la vita, il lavoro, ed ogni altra attività vadano programmate. La buona riuscita però viene solo a seguito di una buona progettualità, e se poi questa è condivisa da più forze e sostenuta dalla passione, i progetti potrebbero trasformarsi in fatti concreti. Con la dichiarazione di appartenenza alla lista civica Volare Tomao diventa capo-gruppo della stessa e forma insieme a Luca Salvatore il gruppo consiliare più giovane nell’assise, essendo proprio i più giovani consiglieri. Agli attacchi, anche offensivi, del consigliere Pentimalli che lamentava le scelte di Tomao, lo stesso risponde che è disposto ad un confronto politico ma non allo scontro personale. Afferma, inoltre, che è stato proprio questo modo confusionario di fare politica all’interno del pdl, basato molte volte su accuse contro le persone, in cui scarseggia la volontà di confrontarsi, che l’hanno indotto a tornare in una lista civica per far prevalere la logica del fare più che quella dell’accusare. Tomao puntualizza che avrebbe preferito delle proposte collaborative per una politica di centro destra ed invece si è mancata ancora una volta l’occasione lasciando spazio ad accuse personali. Tomao nel rispondere al consigliere D’Amici che gli chiedeva un parere circa le commissioni consiliari, dichiara che in merito si era già espresso essendo del suo stesso schieramento di centro destra e non vi sono ragioni per pensarla diversamente rispetto a prima, e annuncia che domenica la Lista Civica Volare incontrerà a Villa Eleonora i propri sostenitori e simpatizzanti per un confronto costruttivo e quindi per definire una linea politica chiara da seguire, in pratica quello che è mancato sino ad ora nel Pdl.

Tra convenzioni e privatizzazioni, l'intervento del gruppo consiliare del Pd di Formia

Il Comune di Formia
di  Luigi De Santis e Sandro Bartolomeo,
consiglieri Pd di Formia

La premiata ditta Forte,  figlio e co. ha partorito un’altra grande trovata per mettere sempre più in difficoltà i cittadini formianiDopo  aver rinnovato convenzioni  che costeranno ai contribuenti  formiani  centinaia di  migliaia di euro l’anno ora si è inventata la privatizzazione dei servizi di affissione, pubblicità e tributi. CONVENZIONI - Con delibere di giunta a fine dicembre l’amministrazione Forte, figlio e c. ha prorogato le convenzioni per i Dirigenti del settore Bilancio e dell’Urbanistica  ignorando del tutto le direttive del Governo che chiedono agli enti locali di non assumere più personale a convenzione. In delibera hanno bellamente obiettato che si tratta di un rinnovo e non di un nuovo rapporto. Come se il rinnovo sia gratis o costi meno di un nuovo rapporto. La verità è che si poteva e forse si doveva risparmiare ma questa Giunta a tutto pensa fuorchè a far  risparmiare qualcosa ai cittadini formiani. Meglio è per loro evidentemente avere in posti chiave non Dirigenti di  ruolo, che non hanno l’assillo di poter essere licenziati se non rispondono a bacchetta o se sono completamente autonomi nella gestione degli uffici di competenza, ma persone che, pur capaci, comunque dipendono strettamente dalla volontà del politico di turno che li fa rimanere in servizio o li licenzia e che quindi pensa di poter alzare sempre la cornetta e dettare legge. Se almeno Forte, figlio e co. lo facessero per tutelare gli interessi dei formiani, sarebbero telefonate ben spese! Se ne vanno così dal Bilancio del Comune di Formia oltre 200.000 euro l’anno, che sicuramente potevano essere  risparmiati o potevano essere spesi meglio. Per esempio investendo sui vigili urbani, mettendo in ruolo quelli ancora precari e assumendo altro personale per quei quartieri che dei vigili non sentono mai il fischietto. Si prorogano invece anche gli addetti stampa, tanto altri 30.000 euro l’anno circa li paga Pappagone2. PRIVATIZZAZIONI - Il quadro poi si chiarisce quando compaiono delibere che prevedono la privatizzazione  di servizi essenziali per un comune  come i tributi. Vogliamo qui dire a chiare note che il Servizio Tributi del Comune di Formia è stato in questi anni all’avanguardia quanto ad efficacia ed efficienza. In tanti anni di Amministrazione mai una lamentela da parte dei cittadini riguardo a cattivo funzionamento del servizio o degli operatori che vi hanno lavorato a cominciare dalla dottoressa Livornese che ora invece viene senza  valido motivo  trasferita ad altro settore. Forse non merita più di dirigere bene il suo servizio proprio perché lo si vuole appaltare a privati? E perché allora hanno fatto morire la Golfo Ambiente che almeno aveva il pregio di essere totalmente pubblica? Quanto costeranno tra un po’ ai formiani le affissioni dei manifesti, in primis quelli funebri? E per lamentarci di una bolletta salata avremo la segreteria telefonica? E  per chiedere una rateizzazione  dei pagamenti avremo la risposta di un robot? E  comunque perché in questa fase di transizione mandar via la dirigente?  Perché non farle dirigere le eventuali fasi della predisposi zio e svolgimento della gara d’appalto visto che ha sempre avuto la fiducia di tutti? Perché far dirigere questa fase così delicata ad una persona, pur valida lo ripetiamo, ma comunque sicuramente  non a conoscenza della specificità del Servizio Tributi di Formia? Non lo si vorrà mica  far affiancare da qualcuno con la scusa dell'inesperienza? Chiediamo già oggi che per appalti così delicati i tributi, rifiuti urbani, parcheggi venga indicata una figura dalla prefettura di Latina, a garanzia dei formiani. Tutto questo, fermo restando la nostra contrarietà all’affidamento a ditte private di servizi come la riscossione dei tributi, chiamiamo da subito a pronunciarsi il Consiglio Comunale di Formia.