domenica 6 febbraio 2011

10 buoni motivi per non distruggere gli Archi di Campese con un inutile Cimitero

Zona Archi a Campese
di Sandro Bartolomeo e Luigi De Santis, consiglieri del Pd di Formia


Con ostinata cecità Michele Forte e la sua Amministrazione proseguono nell’iter di approvazione del nuovo progetto di cimitero agli Archi di Campese, previsto all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, nonostante siano oramai evidenti i profili di illegittimità, oltre che di inopportunità di questa assurda opera che rischia di generare l’ennesimo scempio ambientale del nostro territorio: 1) vincoli idrogeologici e ambientali-paesaggistici, 2) classificazione della zona come area a rischio frane, 3) previsione dell’insediamento di un forno crematorio sulla vecchia discarica del Comune di Formia, 4) smembramento di una piantagione di ulivi a duplice vocazione DOP (Olive di Gaeta e Olio Colline Pontine), 5) disponibilità di siti alternativi di proprietà comunale pianeggianti, urbanizzati e incolti,6) una previsione di spesa folle di oltre 36,5 milioni di euro (a proposito, con quali fondi si pensa di realizzarlo? 7) intenzione progettuale del posizionamento di loculi con terrazzamenti a sbalzi che obbligheranno i visitatori ad una angosciante via crucis e a una marcia estenuante in salita per far visita ai propri cari, 8) esistenza di un aggiornamento del Piano Regolatore Cimiteriale di Formia (Piano Chiota) già approvato e meno invasivo sul territorio, 9) previsione di soddisfare un fabbisogno che supera di venti anni (2061) quello (2041) a partire dal quale la disponibilità da rotazione delle concessioni consentirà di utilizzare gli spazi sepolcrali che si libereranno, 10) evidente contraddittorietà con le previsioni demografiche di Purini e Acocella. L’elenco potrebbe ancora proseguire, fino a sconfinare nella rilevazione di vizi del procedimento suscettibili di tutela giudiziale in sede amministrativa e penale. Questo cimitero, chiaro esempio di massimo sacrificio possibile rispetto al minimo sacrificio necessario, è una bara che già fa acqua da tutte le parti: siamo ancora in tempo a evitare alla città questo duro colpo. Altrimenti sui vincoli idrogeologici  trasgrediti e sul rischio frane dovrà intervenire la magistratura; ovviamente, ci auguriamo che non sia necessario.

venerdì 4 febbraio 2011

Facciamo la raccolta differenziata, domenica iniziativa a Scauri

Gabriele Russo – Segretario Giovani Democratici Minturno

I Giovani Democratici di Minturno organizzano un’iniziativa di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata. L’appuntamento, per chi voglia partecipare, è per domenica 6 febbraio alle ore 10.00 presso il gazebo sul lungomare, nei pressi della rosa dei venti (di fronte l’hotel Villa Eleonora). L’iniziativa e la campagna di sensibilizzazione per la raccolta differenziata dei rifiuti sono state fortemente volute dal Segretario comunale dei giovani del PD, Gabriele Russo, che dichiara “ dobbiamo fare un uso intelligente delle risorse del pianeta ed essere consapevoli del fatto che la raccolta differenziata è il metodo migliore per preservare e mantenere le risorse naturali, a vantaggio nostro ma soprattutto delle generazioni future. Quindi ridurre, riutilizzare e valorizzare i rifiuti, contribuisce a restituirci un ambiente migliore e dobbiamo, per questo, essere la soluzione del problema e non parte di esso.  E’ fondamentale che i cittadini si sentano coinvolti, accettando un piccolo cambiamento nelle proprie abitudini ed informandosi sulle diverse tipologie di rifiuti per poi procedere ad un corretto smistamento. Solo con la consapevolezza di ognuno di noi si potrà, infatti, vincere in fretta questa battaglia e fare in modo che la differenziazione dei rifiuti diventi parte del nostro modo di pensare e vivere la quotidianità. Per questo, nel corso dell’iniziativa, verranno distribuiti ai cittadini dei volantini informativi su cosa conferire nelle varie tipologie di rifiuti, in quali contenitori gettarli e quando depositarli. In aggiunta, chi vorrà, potrà firmare la richiesta di dimissioni rivolta al presidente Berlusconi.

giovedì 3 febbraio 2011

I numeri che tracciano la presenza mafiosa

Taglio dell'uva sui terreni
confiscati a Mesagne (Br)
I dati diramati da Libera sui beni confiscati alle criminalità organizzate nel Lazio confermano, qualora ce ne fosse ulteriormente bisogno, che la nostra regione non è immune da fenomeni di radicamento mafioso, anzi. In particolare gli immobili confiscati sono 482. Di questi 74 sono in gestione, 236 destinati e consegnati, 25 usciti di gestione, 105 sono aziende. In particolare solo il 48% degli immobili confiscati è effettivamente utilizzato, nonostante la legge 109/1996 preveda l’affidamento entro un anno alle associazioni con finalità di tipo sociale, a partire dall’assegnazione del bene al comune sul quale insiste, se si vuole evitare il commissariamento della struttura. La Provincia di Latina, poi, a parte Roma, provincia con il più alto numero di beni confiscati, si pone ai vertici di questa classifica con 67 beni. In particolare sono Formia (12 beni) e Gaeta (21) che si contendono la leadership, tuttavia bisogno ricordare anche Aprilia, Spigno Saturnia e Cisterna. In realtà quest’ultima ha da rivendicare una bella esperienza: quella della cooperativa il Gabbiano, impegnata nell’inserimento socio – lavorativo di tossicodipendenti, detenuti e persone in disagio. A raccontarla è stato recentemente Antonio Maria Mira, caporedattore Avvenire Roma, a Formia: “Nel 2004 la cooperativa ottiene un fondo agricolo di 10 ettari dei quali 6 a vigneto, con fabbricato annesso, confiscati a Francesco Schiavone Sandokan, indiscusso boss dei casalesi. Dopo due anni di lavoro nel settembre del 2006, poco prima della vendemmia, la violenza fa la sua drammatica apparizione: in una notte ben 3 ettari di vigneto vengono abbattuti. Vi sembra un caso? Si tratta di un fatto accaduto a Cisterna e non in una città del profondo sud. Ma io ho voluto raccontarvela lo stesso perché questa storia ha il suo bel finale, perché la vendemmia si fece lo stesso e da allora è nato il vino “Campo Libero”, commercializzato nel circuito “Libera terra”” conclude Mira con un bel sorriso stampato sul volto.  

L’antimafia sociale contagia Formia

Casa Giovanni Paolo II
di Raffaele Vallefuoco
L’antimafia sociale è il nuovo virus che sta minando lentamente la salute delle mafie. Si tratta di una malattia virale che colpisce da anni i patrimoni delle criminalità organizzate, affiancando l’opera delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma le notizie non sono affatto buone per le mafie: per questo virus non c’è immunità, anzi l’entusiasmo dei giovani potrà rappresentare la causa scatenante della massima diffusione. Formia, fortunatamente, è stata contagiata. Tutto inizia più di tre anni fa, quando l’amministrazione Bartolomeo, ai sensi della legge 109/1996, che disciplina la destinazione sociale dei beni sottratti alle criminalità organizzate, affidò la villa di tre piani, 31 stanze più bunker e accesso diretto al mare, sequestrata negli anni ’90 a Nicola Di Muro, all’associazione Emmanuel Duemila Onlus, diretta emanazione della Comunità Emmanuel – Fraternità dell’Incarnazione.  I finanziamenti assegnati dall’amministrazione comunale e dalla Regione Lazio hanno permesso la riqualificazione dell’immobile, oggi divenuto Casa Giovanni Paolo II, punto di riferimento per fedeli ed eventi come quello annuale rappresentato dall’Appuntamento delle persone diversamente abili. Questa struttura oggi è il segno tangibile che il contrasto alle criminalità organizzate paga. Non è più solo una questione di morale, ma anche di convenienza per la collettività. Passeggiando lungo il percorso pedonale disegnato nel giardino che dà sul mare si ha una sensazione di libertà, frammista a gioia. Tuttavia a farla da padrone è la convinzione che qui lo Stato ha vinto la sua battaglia.    

mercoledì 2 febbraio 2011

Insieme per la Legalità contro il racket e l'usura


La Rete per la Legalità sbarca a Formia per assistere le vittime del racket. Lo sportello, gestito dall'associazione Insieme per la Legalità, coprirà da Terracina a Minturno. È notizia di questi giorni l'apertura nel pieno centro di Formia, in via Mamurra 4, di uno sportello antiusura gestito dalla neonata associazione Insieme per la Legalità, già parte della Rete per la Legalità, recentemente istituita a Palazzo Madama su base assolutamente bipartisan. Contro l'usura ed il racket, Insieme per la Legalità ad oggi è già in rete con SOS Impresa, l'Ambulatorio Antiusura di Roma, Rete Legale Etica, Fondazione Nashak di Teggiano, Coordinamento Libero Grassi e decine di altre associazioni impegnate nel campo della promozione della legalità e della prevenzione e contrasto al racket e all'usura. L'iniziativa mira ad assistere le vittime, principalmente imprenditori e commercianti, finite nel vortice di questo scabroso fenomeno dello strozzinaggio, ancor più dilagante in questi anni di crisi economica. Come evidenziato nel recente rapporto di SOS Impresa, infatti, nella sola regione Lazio sarebbero 23mila le attività afflitte dal flagello del racket, circa un terzo del totale. Numeri impressionanti per un fenomeno che nel nostro comprensorio conta un voluminoso giro d'affari (e di vite) e prolifera in città a vocazione fortemente commerciale quali Formia e Terracina, mentre presenta solide basi nei comuni di Minturno, Castelforte e SS. Cosma e Damiano, adiacenti al territorio campano dove è consolidata la regia di molte operazioni di riciclaggio e investimento destinate al basso Lazio. A pochi giorni dall'apertura, gli operatori del centro - che possono avvalersi del servizio e della professionalità di avvocati penalisti, civilisti, psicologi e esperti bancari - hanno già registrato diverse richieste di assistenza provenienti da diverse località del territorio sud pontino. Obiettivo primario è quello di incrementare il numero di tali utenti e radicarsi rapidamente nell'area di competenza, garantendo la massima discrezione e incisività con cui vengono trattati i singoli casi. A tal fine è disponibile un numero verde nazionale (800900767) che provvederà a smistare le richieste di assistenza ai vari presidi territoriali tra cui, appunto, quello nato a Formia che coprirà il territorio del basso Lazio da Terracina a Minturno.

domenica 16 gennaio 2011

Forum ndrangheta Made in Germany / Rassegna Stampa

L'articolo pubblicato domenica 16 gennaio su Latina Oggi, relativamente al Forum organizzato dalla redazione di Wow, con Orfeo Notaristefano, sulla presenza della Nrangheta in Germania

giovedì 13 gennaio 2011

Internazionalizzazione del fenomeno mafioso: forum ‘ndrangheta made in Germany

Il libro del tandem
Lumia - Notaristefano
L’internazionalizzazione del fenomeno mafioso sarà al centro del forum organizzato, sabato 15 gennaio alle 15.30 in via San Pietro a Formia, dalla redazione di Wow, rivista di cultura, (in)formazione e antimafia del Lazio meridionale. Protagonista dell’incontro sarà Orfeo Notaristefano, giornalista e scrittore, già autore di Cocaina Connection e fresco autore di ‘ndrangheta made in Germany, libro scritto a quattro mani con il senatore del Pd, Giuseppe Lumia, già presidente della commissione parlamentare antimafia. Un contributo che si pone come una nuova  analisi dell’espansione delle dinamiche mafiose e ndranghetiste, in particolare, a partire dalla contestuale unificazione europea, da cui le cosche dell’Aspromonte hanno tratto grandi vantaggi. Lumia e Notaristefano intendono svelare le trame tessute in questi anni nel principale motore economico dell’Europa, dove gli ndranghetisti, grazie alla sottovalutazione del fenomeno, hanno inquinato ampie fette di mercato. Secondo i due autori: “I tedeschi continuano a pensare, nonostante la strage di Duisburg, che l’Italia sia il paese della pizza e degli spaghetti, pensano ancora che la ‘ndrangheta e le altre mafie siano quasi un aspetto folkloristico delle regioni del mezzogiorno”, quando, invece, sono al loro fianco girando “indisturbati sulle loro Bmw”. Una grande lezione di antimafia che intendiamo sostenere e che può rappresentare un contributo nel miglioramento della legislazione antimafia europea.